SOMMARIO DELLE PRIME 15 PUNTATE:
1. LA RUBRICA "DIECI VALIDE RAGIONI"
2. I COMMENTI
3. SCORTA A SCORTA
4. A LEZIONE DI GIORNALISMO: LE MARCHETTE
5. IL PROFETA
6. A LEZIONE DI GIORNALISMO: LO /SCUP/
7. L'AZIENDALISTA
8. IL POSTO DEL CALZINO
9. A LEZIONE DI GIORNALISMO: APPARIRE TALI
10. BRILLANTI PROMESSE, SOLITI STRONZI E VENERATI MAESTRI
11. A LEZIONE DI GIORNALISMO: L'INVIATO SPECIALE
12. IL LETTORE FISSO
13. CONTAGIO!
14. A LEZIONE DI GIORNALISMO: I COMPLOTTI
15. L'OPINIONISTA DI GRIDO
Saturday, November 28, 2009
L’OPINIONISTA DI GRIDO 28.11.2009
Caro diario,
come tutte le grandi testate anche LA VOCE DEL PADRONE ha il suo opinionista di grido. Il nostro si chiama Tarzan, all’anagrafe Ulu Lato, keniota di nascita, gelataio per necessità e giornalista per vocazione. Pur di raggiungere l’Italia e realizzare il suo sogno professionale, egli non ha infatti esitato ad imbarcarsi su una carretta del mare, sfidando la severa sorveglianza imposta delle guardie del leader libico Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī.
“Dopo la firma di quel dannato trattato di cooperazione tra l’Italia e la Libia,” ha dichiarato il nostro opinionista in una recente intervista “attraversare lo specchio d’acqua che separa Lampedusa dalle coste africane è diventata impresa che può costare davvero cara! Cinquecentoventisei dollari e 50 centesimi per la precisione! Tutto il ricavato dalla vendita della dentiera di nonna Ululalia! Che peraltro é ancora viva, anche se, per ovvie ragioni, non si sente molto bene!”.
Ulu Lato è un opinionista nato, da qui la sua folgorante carriera! Ha un’opinione su tutto e non si tira mai indietro quando si tratta di farla valere. Come non bastasse il collega è uno scrittore sopraffino. Il suo ultimo romanzo-saggio “Il cono d’ombra – Vizi privati e pubbliche virtù di un gelataio pentito” è stato un raro successo editoriale. Nelle ammirate parole di Aquila-saggia-che-bene-conosce-le-anse-dei-fiumi-dove-si-abbeverano-lupi-ed-agnelli Cupiello-Esposito: “Non vi è dibattito radiofonico o televisivo dove Ulu non abbia scassato-u-cazzo con una marchetta di quel libro!”.
Il dottor Libero ne apprezza soprattutto la chiara visione delle dinamiche civili e politiche moderne, lo stile diretto, l’approccio erudito e meditato. Non è dunque un caso che l’angolo di Ulu, Visti di Lato, sia una delle rubriche di maggior successo del nostro giornale.
Conciso e arguto lo stile del nostro opinionista di grido non ha rivali dentro i confini nazionali. E non solo. Credo che nulla possa rendere giustizia all’arte del collega se non una onesta riproposizione delle sue eccelse qualità. Allo scopo – dopo avere ottenuto la necessaria autorizzazione - copio e incollo dall’ultimo pezzo pubblicato quest’oggi, in prima, su LA VOCE DEL PADRONE.
Si tratta di una critica serrata della discutibile deontologia professionale applicata dai colleghi del GESLO (Gruppo Editoriale Stampa Libera e Onesta) ed in particolare dal Dott. Cav. Lupo Mann. Grande Squalo Geronimo Costretto, il direttore de IL PAPIELLO DELLA SERA il quotidiano nostro principale concorrente.
Il dottor Costretto è anche il nemico numero uno del direttore Libero. Per anni le loro infinite querelle intellettuali – sostenute dai rispettivi giornalisti-di-grido – hanno occupato le prime pagine dei loro giornali. Nel tempo, le ragioni prime che hanno causato tanto livore sono state persino dimenticate ma, cascasse il mondo, non vi è edizione dei due quotidiani che manchi della frecciatina di turno. Sagace, meditata, pungente. E che, solitamente, dice tutto. Proprio come l’ultimo pezzo di Tarzan, appunto!
In spregio di un direttore
di Ulu Lato
COSTRETTO controlla, crudele. Critica. Tratta e contratta. E poi, contrito, ritratta.
come tutte le grandi testate anche LA VOCE DEL PADRONE ha il suo opinionista di grido. Il nostro si chiama Tarzan, all’anagrafe Ulu Lato, keniota di nascita, gelataio per necessità e giornalista per vocazione. Pur di raggiungere l’Italia e realizzare il suo sogno professionale, egli non ha infatti esitato ad imbarcarsi su una carretta del mare, sfidando la severa sorveglianza imposta delle guardie del leader libico Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī.
“Dopo la firma di quel dannato trattato di cooperazione tra l’Italia e la Libia,” ha dichiarato il nostro opinionista in una recente intervista “attraversare lo specchio d’acqua che separa Lampedusa dalle coste africane è diventata impresa che può costare davvero cara! Cinquecentoventisei dollari e 50 centesimi per la precisione! Tutto il ricavato dalla vendita della dentiera di nonna Ululalia! Che peraltro é ancora viva, anche se, per ovvie ragioni, non si sente molto bene!”.
Ulu Lato è un opinionista nato, da qui la sua folgorante carriera! Ha un’opinione su tutto e non si tira mai indietro quando si tratta di farla valere. Come non bastasse il collega è uno scrittore sopraffino. Il suo ultimo romanzo-saggio “Il cono d’ombra – Vizi privati e pubbliche virtù di un gelataio pentito” è stato un raro successo editoriale. Nelle ammirate parole di Aquila-saggia-che-bene-conosce-le-anse-dei-fiumi-dove-si-abbeverano-lupi-ed-agnelli Cupiello-Esposito: “Non vi è dibattito radiofonico o televisivo dove Ulu non abbia scassato-u-cazzo con una marchetta di quel libro!”.
Il dottor Libero ne apprezza soprattutto la chiara visione delle dinamiche civili e politiche moderne, lo stile diretto, l’approccio erudito e meditato. Non è dunque un caso che l’angolo di Ulu, Visti di Lato, sia una delle rubriche di maggior successo del nostro giornale.
Conciso e arguto lo stile del nostro opinionista di grido non ha rivali dentro i confini nazionali. E non solo. Credo che nulla possa rendere giustizia all’arte del collega se non una onesta riproposizione delle sue eccelse qualità. Allo scopo – dopo avere ottenuto la necessaria autorizzazione - copio e incollo dall’ultimo pezzo pubblicato quest’oggi, in prima, su LA VOCE DEL PADRONE.
Si tratta di una critica serrata della discutibile deontologia professionale applicata dai colleghi del GESLO (Gruppo Editoriale Stampa Libera e Onesta) ed in particolare dal Dott. Cav. Lupo Mann. Grande Squalo Geronimo Costretto, il direttore de IL PAPIELLO DELLA SERA il quotidiano nostro principale concorrente.
Il dottor Costretto è anche il nemico numero uno del direttore Libero. Per anni le loro infinite querelle intellettuali – sostenute dai rispettivi giornalisti-di-grido – hanno occupato le prime pagine dei loro giornali. Nel tempo, le ragioni prime che hanno causato tanto livore sono state persino dimenticate ma, cascasse il mondo, non vi è edizione dei due quotidiani che manchi della frecciatina di turno. Sagace, meditata, pungente. E che, solitamente, dice tutto. Proprio come l’ultimo pezzo di Tarzan, appunto!
In spregio di un direttore
di Ulu Lato
COSTRETTO controlla, crudele. Critica. Tratta e contratta. E poi, contrito, ritratta.
Saturday, November 21, 2009
A LEZIONE DI GIORNALISMO: I COMPLOTTI 21.11.2009
Caro diario,
data l’importanza dell’argomento trattato, il direttore ha deciso che per la lezione di COMPLOTTI si sarebbe rivolto ad un provider esterno.
Il nostro professore, Mr Rascal McCool, è stato selezionato dalla nota agenzia giornalistica Tricky & Sneaky Ltd. L’agenzia ha sede a Londra ma il dottor McCool è nativo delle Highlands. Da buon scozzese si è presentato con addosso il kilt del clan e non mancava di cornamusa. Nel suo italiano stentato si è poi dato da fare per “rompere il ghiaccio”. Particolarmente interessante è stato il racconto delle eroiche gesta del mitico capo-clan Nasty McCool, baluardo degli indipendentisti gaelici quando, nel lontano 1707, l’Atto di Unione diventava evento inesorabile.
Dopo avere trincato sette pinte di Mac Andrews Scotch Ale in compagnia di Heraldo Massmedia (che generalmente preferisce la vernaccia) e di Faina, una delle nostre vecchie volpi più astemie, Mr Rascal si è infine accomodato in cattedra pronto ad entrare nel vivo dell’argomento. Spingendo il faccione largo in avanti e sollevando le dita in aria come in segno di vittoria, ha sentenziato: “Dua! Ci sono dua tipa di complots ke ogni buona giornalisti deve sapere creare and orkanizzare, dear friends. E questa due tipa sono: il political complot and l’intellectual one!”.
“Il political complot è senz’altro il più praticato! Hic!” ha chiarificato in maniera ferma. “Of course, bisogna essere attenta a non confonder il complot organizzato da un altro politician ai danni di un collega. The complot di cui dobbiamo parlare today, in questa sede, è solamente quello ke /ai/ chiamo “formato-tabloid”. Da uno dei posti in prima fila il dottor Libero ha annuito convinto ed ha esortato i nostri cronisti d’assalto, Massimo Delrisultato e Minimo Sforzo, a prestare maggiore attenzione.
Mr McCool si è quindi lanciato in una affascinante rievocazione dei più grandi complotti politico-giornalistici del passato: dalla mai chiarita partita giocata da Gero Glifico, il mitico caporedattore de Il papiro della sera, nel tragico scandalo cafonal egiziano che portò all’apparente suicidio di Cleopatra (fu davvero lui a portarle l’aspide come sosteneva il suo collega Tutan Kazzon della Dinastia XIX?), fino all’attivo (ma c’è chi sospetta anche passivo) ruolo giocato dai giornalisti del tabloid in antico persiano Ecce Homo, nel mettere a nudo i vizietti privati del conquistatore-gigolò Alessandro il Grande.
“Dear friends, hic!” ha ammonito subito dopo il nostro professore “ricordatevi ke per noi giornalista ke si rispetti, il poter orkanizzare un sano political complot è un diritto! Most(o) of all, non dimenticate mai i foundamentals traits necessari per saper imbastire un complot degno di questo nome. Un complot a memoria futura. Ovvero:
• Capacità nel creare titoli sibillini e fuorvianti
• Bravura nello scegliere fotografie con espressioni truci
• Coraggio nell’avanzare ricostruzioni dubbie degli eventi
• Faccia tosta nel richiedere il supporto di esperti di parte
• Determinazione a non desistere
Did you understand, hic?”
Che grinta! E, nonostante la sbronza, manco un errore mentre elencava quei tratti salienti che differenziavano il vero collega-complottista dal dilettante. La classe è letteralmente scoppiata in un fragoroso applauso, mentre Heraldo correva incontro al professore con altri quattro galloni di birra e due bottiglie di vernaccia.
“Dua, hic!” ha ripreso dieci minuti più tardi Mr McCool sollevando ancora una volta le dita in segno di vittoria “Dua sono invece le possibilità per il bravo kollega che vuole ordire un intellectual complot. Ovvero, può scegliere se fare di un /ful/ un artista, o viceversa ridurre un artista ad un /ful/”. La brillante premessa è stata quindi seguita da una erudita disquisizione sul rapporto arte-giornalismo. Disquisizione che, in più di una occasione, ha portato il giovane Verter Lovecchio, il nostro critico, a versare fiumi di lacrime.
L’estasi e la gioia intellettuale hanno infine raggiunto l’apice quando Mr McCool ha cominciato a cantare “Volare” e, abbracciato ad un alticcio ma sempre presente Heraldo, nonché ad un irriconoscibile Faina, dopo solo tre tentativi è riuscito ad infilare la porta e ad uscire tra gli applausi dell’intera redazione.
Che giornata per noi de LA VOCE DEL PADRONE! Di sicuro, verrà un tempo in cui, anche un'anonima futura giornalista senza speranze come me, potrà dir sospirando, IO C’ERA!
data l’importanza dell’argomento trattato, il direttore ha deciso che per la lezione di COMPLOTTI si sarebbe rivolto ad un provider esterno.
Il nostro professore, Mr Rascal McCool, è stato selezionato dalla nota agenzia giornalistica Tricky & Sneaky Ltd. L’agenzia ha sede a Londra ma il dottor McCool è nativo delle Highlands. Da buon scozzese si è presentato con addosso il kilt del clan e non mancava di cornamusa. Nel suo italiano stentato si è poi dato da fare per “rompere il ghiaccio”. Particolarmente interessante è stato il racconto delle eroiche gesta del mitico capo-clan Nasty McCool, baluardo degli indipendentisti gaelici quando, nel lontano 1707, l’Atto di Unione diventava evento inesorabile.
Dopo avere trincato sette pinte di Mac Andrews Scotch Ale in compagnia di Heraldo Massmedia (che generalmente preferisce la vernaccia) e di Faina, una delle nostre vecchie volpi più astemie, Mr Rascal si è infine accomodato in cattedra pronto ad entrare nel vivo dell’argomento. Spingendo il faccione largo in avanti e sollevando le dita in aria come in segno di vittoria, ha sentenziato: “Dua! Ci sono dua tipa di complots ke ogni buona giornalisti deve sapere creare and orkanizzare, dear friends. E questa due tipa sono: il political complot and l’intellectual one!”.
“Il political complot è senz’altro il più praticato! Hic!” ha chiarificato in maniera ferma. “Of course, bisogna essere attenta a non confonder il complot organizzato da un altro politician ai danni di un collega. The complot di cui dobbiamo parlare today, in questa sede, è solamente quello ke /ai/ chiamo “formato-tabloid”. Da uno dei posti in prima fila il dottor Libero ha annuito convinto ed ha esortato i nostri cronisti d’assalto, Massimo Delrisultato e Minimo Sforzo, a prestare maggiore attenzione.
Mr McCool si è quindi lanciato in una affascinante rievocazione dei più grandi complotti politico-giornalistici del passato: dalla mai chiarita partita giocata da Gero Glifico, il mitico caporedattore de Il papiro della sera, nel tragico scandalo cafonal egiziano che portò all’apparente suicidio di Cleopatra (fu davvero lui a portarle l’aspide come sosteneva il suo collega Tutan Kazzon della Dinastia XIX?), fino all’attivo (ma c’è chi sospetta anche passivo) ruolo giocato dai giornalisti del tabloid in antico persiano Ecce Homo, nel mettere a nudo i vizietti privati del conquistatore-gigolò Alessandro il Grande.
“Dear friends, hic!” ha ammonito subito dopo il nostro professore “ricordatevi ke per noi giornalista ke si rispetti, il poter orkanizzare un sano political complot è un diritto! Most(o) of all, non dimenticate mai i foundamentals traits necessari per saper imbastire un complot degno di questo nome. Un complot a memoria futura. Ovvero:
• Capacità nel creare titoli sibillini e fuorvianti
• Bravura nello scegliere fotografie con espressioni truci
• Coraggio nell’avanzare ricostruzioni dubbie degli eventi
• Faccia tosta nel richiedere il supporto di esperti di parte
• Determinazione a non desistere
Did you understand, hic?”
Che grinta! E, nonostante la sbronza, manco un errore mentre elencava quei tratti salienti che differenziavano il vero collega-complottista dal dilettante. La classe è letteralmente scoppiata in un fragoroso applauso, mentre Heraldo correva incontro al professore con altri quattro galloni di birra e due bottiglie di vernaccia.
“Dua, hic!” ha ripreso dieci minuti più tardi Mr McCool sollevando ancora una volta le dita in segno di vittoria “Dua sono invece le possibilità per il bravo kollega che vuole ordire un intellectual complot. Ovvero, può scegliere se fare di un /ful/ un artista, o viceversa ridurre un artista ad un /ful/”. La brillante premessa è stata quindi seguita da una erudita disquisizione sul rapporto arte-giornalismo. Disquisizione che, in più di una occasione, ha portato il giovane Verter Lovecchio, il nostro critico, a versare fiumi di lacrime.
L’estasi e la gioia intellettuale hanno infine raggiunto l’apice quando Mr McCool ha cominciato a cantare “Volare” e, abbracciato ad un alticcio ma sempre presente Heraldo, nonché ad un irriconoscibile Faina, dopo solo tre tentativi è riuscito ad infilare la porta e ad uscire tra gli applausi dell’intera redazione.
Che giornata per noi de LA VOCE DEL PADRONE! Di sicuro, verrà un tempo in cui, anche un'anonima futura giornalista senza speranze come me, potrà dir sospirando, IO C’ERA!
Saturday, November 7, 2009
CONTAGIO! 07.11.2009
Caro diario,
riunione straordinaria del comitato di redazione quest’oggi! Subito dopo la sua conclusione, Gigino ci ha informato che il direttore è molto preoccupato: sembrerebbe che, attualmente, LA VOCE DEL PADRONE abbia almeno due lettori fissi!
“Naturalmente, è stata una sorpresa per tutti! Non ce lo aspettavamo!” ha aggiunto il caporedattore con un nodo alla gola, scusandosi quasi. Non avevo mai visto Gigino così distrutto! Per un attimo sono stata tentata di corrergli incontro e di abbracciarlo.
Ritrovarci tutti quanti intorno alla macchinetta del caffè della nostra spaziosa cucina è stato naturale. L’atmosfera era mesta nonostante tentassimo disperatamente di farci forza l’uno con l’altro. Lo sfregiato, una delle nostre vecchie volpi più carine e compassionevoli, è forse colui che l’ha presa peggio degli altri.
Si è convinto che questi “lettori fissi” siano delle spie del KGB mandate avanti dall’editore della PRAVDA e dal magnate australiano Murdoch - per esporre al pubblico-ludibrio i nostri “punti deboli”, i nostri “scheletri-nell’armadio”. Abbiamo tentato di calmarlo e di rassicurarlo. “Su KGB non esistidi prusu!” lo ha rimproverato Heraldo Massmedia, il corrispondente estero.
“E per quanto riguarda gli scheletri-nell’armadio,” ha aggiunto Minimo Sforzo “saranno almeno quattro mesi che abbiamo rinnovato la mobilia. Mi risulta, infatti, che l’ultimo cadavere di co.co.co-a-tempo-determinato è stato fatto a pezzi e portato via dentro il vecchio comò della Principessa So-rada di Punta, la nonna di Ghino, quando lui decise di liberarsene per fare spazio in ufficio”.
Convincere il preoccupatissimo collega però non è stato facile! Del resto, a chi volevamo darla a bere? La verità era che eravamo tutti angustiati. LA VOCE DEL PADRONE nelle ispirate – quanto politically correct - confessioni del suo illustrissimo editore è sempre stato un giornale “indipendente, libero di dire e di fare, libero di scrivere le cazzate che ritiene opportuno senza risponderne a nessuno. Neppure ad una sua possibile coscienza!”. Chi ci stava tenendo d’occhio allora? E perché? Soprattutto, chi attentava alla nostra libertà di espressione e di stampa? E a che pro?
Le domande si rincorrevano mute tra quelle quattro pareti, mentre il fumo delle sigarette cominciava ad ammorbare la stanza. Mio malgrado costretta a respirare il tanfo di catarro e di nicotina, per me è stato un attimo fare mente locale: “E se fosse colpa dei SOLITI STRONZI?”. L’idea peregrina fu rapidamente valutata da tutti i colleghi presenti e altrettanto rapidamente fatta propria.
“¡Sabía que todos esos libros habrían causado problemas un cierto día!” ha sbraitato Luisito Joao Sebastiao Porto Alegria y Sfiga, il nostro cronista sportivo. Come dargli torto? Toccando ferro, e non solo, gli altri si sono trovati d’accordo anche con lui. “Colleghi, fratelli, a morte i SOLITI STRONZI!” ha gridato allora Savio Narola, un nostro collega di Cernusco Sul Naviglio saltando sul tavolo e agitando le mani come un ultrà invasato della Curva Nord.
Dopo ulteriore, concitata, consultazione, la linea de il cattivo, una delle nostre vecchie volpi più buone, è infine passata. Tutti abbiamo dunque concordato che far fuori il dottor Kong, e i colleghi del suo dipartimento, non sarebbe stata una soluzione ideale: e poi la mobilia l’avevamo appena cambiata! Abbiamo deciso però di creare una task-fors capitanata dai nostri cronisti d’assalto che avrebbero avuto il compito di liberare lo stabile da tutti i testi-sospetti!
“Evitiamo il contagio: basta lettori, soprattutto se fissi!” è diventato oramai il nostro slogan di battaglia e di famiglia. Della grande famiglia de LA VOCE DEL PADRONE. Preservare la nostra indipendenza di giudizio, la nostra etica, il nostro diritto a titolare come caspita ci pare sarà invece la missione della vita. Una vita che, ora più che mai, DOVRA' essere spesa al servizio dell’informazione! E della verità!
riunione straordinaria del comitato di redazione quest’oggi! Subito dopo la sua conclusione, Gigino ci ha informato che il direttore è molto preoccupato: sembrerebbe che, attualmente, LA VOCE DEL PADRONE abbia almeno due lettori fissi!
“Naturalmente, è stata una sorpresa per tutti! Non ce lo aspettavamo!” ha aggiunto il caporedattore con un nodo alla gola, scusandosi quasi. Non avevo mai visto Gigino così distrutto! Per un attimo sono stata tentata di corrergli incontro e di abbracciarlo.
Ritrovarci tutti quanti intorno alla macchinetta del caffè della nostra spaziosa cucina è stato naturale. L’atmosfera era mesta nonostante tentassimo disperatamente di farci forza l’uno con l’altro. Lo sfregiato, una delle nostre vecchie volpi più carine e compassionevoli, è forse colui che l’ha presa peggio degli altri.
Si è convinto che questi “lettori fissi” siano delle spie del KGB mandate avanti dall’editore della PRAVDA e dal magnate australiano Murdoch - per esporre al pubblico-ludibrio i nostri “punti deboli”, i nostri “scheletri-nell’armadio”. Abbiamo tentato di calmarlo e di rassicurarlo. “Su KGB non esistidi prusu!” lo ha rimproverato Heraldo Massmedia, il corrispondente estero.
“E per quanto riguarda gli scheletri-nell’armadio,” ha aggiunto Minimo Sforzo “saranno almeno quattro mesi che abbiamo rinnovato la mobilia. Mi risulta, infatti, che l’ultimo cadavere di co.co.co-a-tempo-determinato è stato fatto a pezzi e portato via dentro il vecchio comò della Principessa So-rada di Punta, la nonna di Ghino, quando lui decise di liberarsene per fare spazio in ufficio”.
Convincere il preoccupatissimo collega però non è stato facile! Del resto, a chi volevamo darla a bere? La verità era che eravamo tutti angustiati. LA VOCE DEL PADRONE nelle ispirate – quanto politically correct - confessioni del suo illustrissimo editore è sempre stato un giornale “indipendente, libero di dire e di fare, libero di scrivere le cazzate che ritiene opportuno senza risponderne a nessuno. Neppure ad una sua possibile coscienza!”. Chi ci stava tenendo d’occhio allora? E perché? Soprattutto, chi attentava alla nostra libertà di espressione e di stampa? E a che pro?
Le domande si rincorrevano mute tra quelle quattro pareti, mentre il fumo delle sigarette cominciava ad ammorbare la stanza. Mio malgrado costretta a respirare il tanfo di catarro e di nicotina, per me è stato un attimo fare mente locale: “E se fosse colpa dei SOLITI STRONZI?”. L’idea peregrina fu rapidamente valutata da tutti i colleghi presenti e altrettanto rapidamente fatta propria.
“¡Sabía que todos esos libros habrían causado problemas un cierto día!” ha sbraitato Luisito Joao Sebastiao Porto Alegria y Sfiga, il nostro cronista sportivo. Come dargli torto? Toccando ferro, e non solo, gli altri si sono trovati d’accordo anche con lui. “Colleghi, fratelli, a morte i SOLITI STRONZI!” ha gridato allora Savio Narola, un nostro collega di Cernusco Sul Naviglio saltando sul tavolo e agitando le mani come un ultrà invasato della Curva Nord.
Dopo ulteriore, concitata, consultazione, la linea de il cattivo, una delle nostre vecchie volpi più buone, è infine passata. Tutti abbiamo dunque concordato che far fuori il dottor Kong, e i colleghi del suo dipartimento, non sarebbe stata una soluzione ideale: e poi la mobilia l’avevamo appena cambiata! Abbiamo deciso però di creare una task-fors capitanata dai nostri cronisti d’assalto che avrebbero avuto il compito di liberare lo stabile da tutti i testi-sospetti!
“Evitiamo il contagio: basta lettori, soprattutto se fissi!” è diventato oramai il nostro slogan di battaglia e di famiglia. Della grande famiglia de LA VOCE DEL PADRONE. Preservare la nostra indipendenza di giudizio, la nostra etica, il nostro diritto a titolare come caspita ci pare sarà invece la missione della vita. Una vita che, ora più che mai, DOVRA' essere spesa al servizio dell’informazione! E della verità!
Tuesday, November 3, 2009
IL LETTORE FISSO 03.11.2009
Caro diario,
che emozione! Abbiamo un lettore fisso! Il nostro primo lettore!
“Ammazzalo e imbalsamalo!” mi ha suggerito scettico Gigino Tor Quemada. Il caporedattore diventa ogni giorno più insopportabile! Ma oggi sono così soddisfatta che i suoi rimbrotti non mi toccano. Un primo lettore per una futura giornalista non è questione da poco. Ed egli dovrebbe essere trattato alla stregua del primo centesimo di zio Paperone: dovrebbe essere salvaguardato, protetto. Pensa che tristezza se lui ci ripensasse!
Almeno questa era la mia opinione! Un rapido giro nei corridoi della redazione mi ha però dato da riflettere. Se lo scetticismo di Tor Quemada - data la nota incompatibilità dei nostri caratteri - mi aveva lasciato indifferente, l’atteggiamento degli altri futuri-colleghi mi ha quantomeno incuriosito.
“Un lettore?” ha ribadito Massimo Delrisultato mentre, dentro il suo ufficio, si travestiva e agghindava per il solito /scup/ settimanale. “Si, ho un DVD, ma anche un nuovissimo ipod che….”. “No, no, Massimo… parlavo del lettore, o meglio dei lettori dei tuoi articoli!”. “Li leggono?” ha gridato colto alla sprovvista, mentre un leggero rosso-soddisfazione gli colorava le gote. “Guarda, guarda, ed io che pensavo bastassero quelle foto! Del resto, una sesta al silicone è sempre una sesta….” ha continuato scuotendo la testa.
Per qualche ragione intuivo che il nostro cronista d’assalto non avrebbe risolto il mio dilemma. Fortuna ha voluto che, proprio in quel momento, passasse di lì il dottor Agnello Immolato, il vice-direttore. Il dottor Immolato è persona degnissima: una sorta di padre spirituale per tutti noi. Un diplomatico con il dono del saper ascoltare. Profittando della sua rara capacità di riuscire a non scontentare nessuno, il dottor Libero gli affida gli articoli di fondo trattanti tematiche bipartizan. Tra i miei preferiti ricordo: E’ primavera alzatevi bambini, Meglio un uovo sodo oggi che una gallina domani, Dal compromesso storico ai salotti con le poltrone in pelle umana, e via così.
“I lettori? Non si potrebbe davvero fare senza!” la risata argentina di lui ebbe il potere di rilassarmi. Il futuro-collega mi fece cenno di seguirlo: “Vieni in ufficio, ti faccio vedere una cosa!”. Lo studio di Agnello Immolato è un ambiente che mette soggezione. Gli scaffali e l'immenso tavolo centrale sono stracolmi di ritratti di lui in compagnia delle più grandi personalità del nostro tempo. Ho contato non meno di sette o otto Papi, quattro Dalai Lama, cinque anziani mariti di Liz Taylor, una intera scolaresca adottata da Madonna, nonché – in alcune foto dove il dottore sembrava presentarsi all’obiettivo da solo - diversi Grandi Maestri Massonici in incognito.
“Il lettore – tanto più se fisso – va incoraggiato, mia cara!” ha rimarcato ancora il vice, agguantando un soprammobile luccicante dal centro del tavolo. “Ed il suo input é tanto importante che non passa giorno in cui noi de LA VOCE DEL PADRONE glielo ricordiamo! Lo ricordiamo a lui, così come a noi stessi!” ha concluso strizzandomi l’occhio.
Che sciocca che ero stata! Di fatto, mi é bastato gettare un solo sguardo alla targa dorata che il dottor Immolato mi porgeva, per riconoscere, nella stessa, la NOTA PER IL LETTORE FISSO che, da cinquant’anni, con regolarità quotidiana, LA VOCE DEL PADRONE si fa scrupolo di pubblicare a caratteri cubitali sull'ultima di copertina!
Ed in fondo, non era stato anche per tanta, sbandierata, onestà d’approccio e di metodo che avevo primariamente scelto quel particolare quotidiano come porta d’ingresso verso la professione del mio futuro? Ed esistono forse parole più appropriate, per iniziare una perfetta relazione cronista-lettore, di quelle che hanno ispirato il nostro illustre editore ,tanto tempo fa? Non credo proprio!
Eccolo dunque quel glorioso motto, direttamente dall'ultima di copertina de LA VOCE DEL PADRONE in edicola quest'oggi:
NOTA PER IL LETTORE FISSO
‘AZZO VUOI?
Caro diario, mi sento già meglio! Le idee sono senz'altro più chiare! Del resto, quando si lavora per una simile, grande, testata: uno, nessuno, centomila lettori, ma che differenza fa?
che emozione! Abbiamo un lettore fisso! Il nostro primo lettore!
“Ammazzalo e imbalsamalo!” mi ha suggerito scettico Gigino Tor Quemada. Il caporedattore diventa ogni giorno più insopportabile! Ma oggi sono così soddisfatta che i suoi rimbrotti non mi toccano. Un primo lettore per una futura giornalista non è questione da poco. Ed egli dovrebbe essere trattato alla stregua del primo centesimo di zio Paperone: dovrebbe essere salvaguardato, protetto. Pensa che tristezza se lui ci ripensasse!
Almeno questa era la mia opinione! Un rapido giro nei corridoi della redazione mi ha però dato da riflettere. Se lo scetticismo di Tor Quemada - data la nota incompatibilità dei nostri caratteri - mi aveva lasciato indifferente, l’atteggiamento degli altri futuri-colleghi mi ha quantomeno incuriosito.
“Un lettore?” ha ribadito Massimo Delrisultato mentre, dentro il suo ufficio, si travestiva e agghindava per il solito /scup/ settimanale. “Si, ho un DVD, ma anche un nuovissimo ipod che….”. “No, no, Massimo… parlavo del lettore, o meglio dei lettori dei tuoi articoli!”. “Li leggono?” ha gridato colto alla sprovvista, mentre un leggero rosso-soddisfazione gli colorava le gote. “Guarda, guarda, ed io che pensavo bastassero quelle foto! Del resto, una sesta al silicone è sempre una sesta….” ha continuato scuotendo la testa.
Per qualche ragione intuivo che il nostro cronista d’assalto non avrebbe risolto il mio dilemma. Fortuna ha voluto che, proprio in quel momento, passasse di lì il dottor Agnello Immolato, il vice-direttore. Il dottor Immolato è persona degnissima: una sorta di padre spirituale per tutti noi. Un diplomatico con il dono del saper ascoltare. Profittando della sua rara capacità di riuscire a non scontentare nessuno, il dottor Libero gli affida gli articoli di fondo trattanti tematiche bipartizan. Tra i miei preferiti ricordo: E’ primavera alzatevi bambini, Meglio un uovo sodo oggi che una gallina domani, Dal compromesso storico ai salotti con le poltrone in pelle umana, e via così.
“I lettori? Non si potrebbe davvero fare senza!” la risata argentina di lui ebbe il potere di rilassarmi. Il futuro-collega mi fece cenno di seguirlo: “Vieni in ufficio, ti faccio vedere una cosa!”. Lo studio di Agnello Immolato è un ambiente che mette soggezione. Gli scaffali e l'immenso tavolo centrale sono stracolmi di ritratti di lui in compagnia delle più grandi personalità del nostro tempo. Ho contato non meno di sette o otto Papi, quattro Dalai Lama, cinque anziani mariti di Liz Taylor, una intera scolaresca adottata da Madonna, nonché – in alcune foto dove il dottore sembrava presentarsi all’obiettivo da solo - diversi Grandi Maestri Massonici in incognito.
“Il lettore – tanto più se fisso – va incoraggiato, mia cara!” ha rimarcato ancora il vice, agguantando un soprammobile luccicante dal centro del tavolo. “Ed il suo input é tanto importante che non passa giorno in cui noi de LA VOCE DEL PADRONE glielo ricordiamo! Lo ricordiamo a lui, così come a noi stessi!” ha concluso strizzandomi l’occhio.
Che sciocca che ero stata! Di fatto, mi é bastato gettare un solo sguardo alla targa dorata che il dottor Immolato mi porgeva, per riconoscere, nella stessa, la NOTA PER IL LETTORE FISSO che, da cinquant’anni, con regolarità quotidiana, LA VOCE DEL PADRONE si fa scrupolo di pubblicare a caratteri cubitali sull'ultima di copertina!
Ed in fondo, non era stato anche per tanta, sbandierata, onestà d’approccio e di metodo che avevo primariamente scelto quel particolare quotidiano come porta d’ingresso verso la professione del mio futuro? Ed esistono forse parole più appropriate, per iniziare una perfetta relazione cronista-lettore, di quelle che hanno ispirato il nostro illustre editore ,tanto tempo fa? Non credo proprio!
Eccolo dunque quel glorioso motto, direttamente dall'ultima di copertina de LA VOCE DEL PADRONE in edicola quest'oggi:
NOTA PER IL LETTORE FISSO
‘AZZO VUOI?
Caro diario, mi sento già meglio! Le idee sono senz'altro più chiare! Del resto, quando si lavora per una simile, grande, testata: uno, nessuno, centomila lettori, ma che differenza fa?
Monday, November 2, 2009
A LEZIONE DI GIORNALISMO: L'INVIATO SPECIALE 2.11.2009
Caro diario,
indovina chi ha tenuto la lezione di giornalismo, oggi? Niente-poco-di-meno-che il nostro Inviato Speciale negli Stati Uniti, Jo Comeandgo! Nelle ispirate parole di un orgogliosissimo dottor Libero che questa mattina ce lo ha presentato: “Nato alle pendici del Gennargentu (il vero nome è Giuannicu Bandabeni!), Jo ha rotto il c**** per anni dai suoi siti di informazione. Poi, come in una bellissima favola multimediale, il grande salto americano: all'inizio come giornalista-trendy del prestigioso canale satellitare NOTONLYPORN e successivamente proprio come inviato cool de LA VOCE DEL PADRONE!”.
Non vi é testata-giornalistica-di-grido che non ce lo invidi! Il direttore lo sa bene e lo tratta da sorvegliato di lusso. Inutile dire quindi che il tempo di Jo è contato ma, tanta è la sua carineria, che oggi ci ha concesso ben 14 minuti e 36 secondi dello stesso da spendere in domande-a-raffica.
Elegantissimo, abbronzato, baffetti impomatati da professionista assennato, Jo si è solo fatto scrupolo di accomodarsi a meno di due metri di distanza da Adsl Senzalimiti la sua assitente-abissina-porta-palmari. Egli infatti viaggia sempre con almeno sette telefonini di ultima generazione, cinque dei quali costantemente collegati ad Internet ed uno direttamente linkato alla IIS, la Stazione Spaziale Internazionale perché “Jo Comeandgo, non lascia mai la notizia al caso!”, ci ha fatto notare. Che tempra! Che giornalista!
L’onore della prima domanda è naturalmente andato ad Edy Toria che con Jo - sussurrano i bene informati - ha avuto una love-story-mai-completamente-smentita durante la loro indimenticabile copertura della festa di compleanno di Alì Mortacc, temutissimo capo talebano del quartiere La Vucciria di Palermo. La nostra Firma più Prestigiosa non é venuta meno alla sua fama di segugio sopraffino: “Jo, come stai?” gli ha chiesto senza girarci intorno.
Immagino che certe simpatie-elettive aprano canali comunicativi speciali per le anime che le vivono! Difficile dunque, per “gli altri”, capire le mille sfumature di quell’alzata-di-spalle che lui le ha regalato. Il sospiro rapito e profondo di Samantha della cronaca rosa ha infine sigillato acusticamente un momento da ricordare.
“Obama… Obama… Obama… Jo, raccontaci la sua America!” lo ha incalzato subito dopo Il Cattivo, una delle nostre vecchie volpi più ingenue. Ancora una volta dimostrando – se mai ce ne fosse stato bisogno – che, anche nel giornalismo, il talento non è condizione da cui prescindere impunemente, è stato allora che Jo ha dato il meglio di sé.
In meno di 4 minuti e 25 secondi – cronometro alla mano – egli è infatti riuscito a tratteggiare un vivido-ritratto-della-nuova-America-obamiana, come nessun altro era riuscito a fare prima. Dal riprovevole tentativo di Bush di corrompere l’Accademia Svedese con i suoi temini di terza elementare, nell’astuto tentativo di farsi assegnare un qualsiasi-premio-nobel-rimasto, all’affaire-scandalo-pollo-fritto-Obama in confezioni da 500 grammi, dalla faccia-seccata di Dick Cheney adesso costretto a sparare alle quaglie-e-a-chiunque-si-trovasse-a-tiro da dietro il filo spinato del favoloso-parco-che-circonda-la-Casa-Bianca, al chiacchieratissimo ciondolo da 6000 euro ricevuto dal presidente americano durante l’ultimo G8 a Casoria (Italia), dalle zucchine-giganti di Michelle, al gettonatissimo le avventure di Obama Croft… nulla, ma proprio nulla, ha saputo fuggire la lente-di-ingrandimento-giornalistico-Jo-Comeandgo!
Caro diario, quando l’elicottero personale è infine atterrato in cima allo stabile per riportare il nostro eroe in aeroporto, l’intera redazione de LA VOCE DEL PADRONE ha voluto accompagnarlo fino a quell’ultimo piano! E che io sia dannata se - mentre salutava con il fazzoletto bianco modello Pavarotti - non ho visto persino l'eternamente composto dottor Ghino di Punta piangere una sua furtiva lacrima!
indovina chi ha tenuto la lezione di giornalismo, oggi? Niente-poco-di-meno-che il nostro Inviato Speciale negli Stati Uniti, Jo Comeandgo! Nelle ispirate parole di un orgogliosissimo dottor Libero che questa mattina ce lo ha presentato: “Nato alle pendici del Gennargentu (il vero nome è Giuannicu Bandabeni!), Jo ha rotto il c**** per anni dai suoi siti di informazione. Poi, come in una bellissima favola multimediale, il grande salto americano: all'inizio come giornalista-trendy del prestigioso canale satellitare NOTONLYPORN e successivamente proprio come inviato cool de LA VOCE DEL PADRONE!”.
Non vi é testata-giornalistica-di-grido che non ce lo invidi! Il direttore lo sa bene e lo tratta da sorvegliato di lusso. Inutile dire quindi che il tempo di Jo è contato ma, tanta è la sua carineria, che oggi ci ha concesso ben 14 minuti e 36 secondi dello stesso da spendere in domande-a-raffica.
Elegantissimo, abbronzato, baffetti impomatati da professionista assennato, Jo si è solo fatto scrupolo di accomodarsi a meno di due metri di distanza da Adsl Senzalimiti la sua assitente-abissina-porta-palmari. Egli infatti viaggia sempre con almeno sette telefonini di ultima generazione, cinque dei quali costantemente collegati ad Internet ed uno direttamente linkato alla IIS, la Stazione Spaziale Internazionale perché “Jo Comeandgo, non lascia mai la notizia al caso!”, ci ha fatto notare. Che tempra! Che giornalista!
L’onore della prima domanda è naturalmente andato ad Edy Toria che con Jo - sussurrano i bene informati - ha avuto una love-story-mai-completamente-smentita durante la loro indimenticabile copertura della festa di compleanno di Alì Mortacc, temutissimo capo talebano del quartiere La Vucciria di Palermo. La nostra Firma più Prestigiosa non é venuta meno alla sua fama di segugio sopraffino: “Jo, come stai?” gli ha chiesto senza girarci intorno.
Immagino che certe simpatie-elettive aprano canali comunicativi speciali per le anime che le vivono! Difficile dunque, per “gli altri”, capire le mille sfumature di quell’alzata-di-spalle che lui le ha regalato. Il sospiro rapito e profondo di Samantha della cronaca rosa ha infine sigillato acusticamente un momento da ricordare.
“Obama… Obama… Obama… Jo, raccontaci la sua America!” lo ha incalzato subito dopo Il Cattivo, una delle nostre vecchie volpi più ingenue. Ancora una volta dimostrando – se mai ce ne fosse stato bisogno – che, anche nel giornalismo, il talento non è condizione da cui prescindere impunemente, è stato allora che Jo ha dato il meglio di sé.
In meno di 4 minuti e 25 secondi – cronometro alla mano – egli è infatti riuscito a tratteggiare un vivido-ritratto-della-nuova-America-obamiana, come nessun altro era riuscito a fare prima. Dal riprovevole tentativo di Bush di corrompere l’Accademia Svedese con i suoi temini di terza elementare, nell’astuto tentativo di farsi assegnare un qualsiasi-premio-nobel-rimasto, all’affaire-scandalo-pollo-fritto-Obama in confezioni da 500 grammi, dalla faccia-seccata di Dick Cheney adesso costretto a sparare alle quaglie-e-a-chiunque-si-trovasse-a-tiro da dietro il filo spinato del favoloso-parco-che-circonda-la-Casa-Bianca, al chiacchieratissimo ciondolo da 6000 euro ricevuto dal presidente americano durante l’ultimo G8 a Casoria (Italia), dalle zucchine-giganti di Michelle, al gettonatissimo le avventure di Obama Croft… nulla, ma proprio nulla, ha saputo fuggire la lente-di-ingrandimento-giornalistico-Jo-Comeandgo!
Caro diario, quando l’elicottero personale è infine atterrato in cima allo stabile per riportare il nostro eroe in aeroporto, l’intera redazione de LA VOCE DEL PADRONE ha voluto accompagnarlo fino a quell’ultimo piano! E che io sia dannata se - mentre salutava con il fazzoletto bianco modello Pavarotti - non ho visto persino l'eternamente composto dottor Ghino di Punta piangere una sua furtiva lacrima!
Subscribe to:
Posts (Atom)
