Wednesday, October 28, 2009

BRILLANTI PROMESSE, SOLITI STRONZI E VENERATI MAESTRI 28.10.2009

Caro diario,
a volte mi piace vagabondare nei meandri dello stabile di tre piani che ospita il nostro giornale. Mi da la carica e mi permette di misurarmi con un campionario di varia professionalità che solamente LA VOCE DEL PADRONE può vantare.

Stamattina, sono stata nel reparto BRILLANTI PROMESSE ed ho incontrato il collega Tino Diamante. Diamantino, come ama firmarsi, viene dal Sud. Una storia difficile la sua: padre cronista sportivo, madre annunciatrice di una TV di periferia, un fratello tronista a “Uomini e donne”, una sorella pesantemente segnata da una breve esperienza nel Grande Bordello spagnolo, dove, si racconta, è stata costretta all’abbandono, da un Inflessibile Televoto, quando non erano trascorsi che pochi minuti dallo scoppio delle sue protesi siliconate.

“Sono tragedie che provano” mi ha confidato Tino, “ma tutto ciò che non ci uccide, non può che renderci più forti!”. E lui - da quel fatidico giorno in cui ha dovuto raccogliere brandelli di polimeri, in lungo e in largo, dentro l’immenso studio del Grande Hermano - più forte lo è diventato sicuramente. E più bravo. Inchieste-toste, approfondimenti-pilotati, marchette-politiche, querelle-letterarie, Tino non si fa davvero mancare niente! Sono quattro anni ormai che il dottor Libero lo considera una delle nostre migliori “brillanti promesse”, mentre voci di promozione al rango di “solito stronzo” si rincorrono un giorno si e l’altro pure….

Personalmente, non riesco a comprendere la frenesia che ha Tino di venire ammesso nel ristretto club dei “SOLITI STRONZI”. Per capire meglio, ho deciso di visitare anche il loro settore. C’è da dire che abitano la zona meno raccomandabile del nostro stabile e così, per cautelarmi, ho chiesto a Massimo Delrisultato di prestarmi il suo burqa da appostamento.

Il dipartimento dei soliti-stronzi è proprio come lo raccontano: un cubicolo neppure tanto grande, soffocato all’inverosimile di libri, scartoffie, appunti, giornali e chi più ne ha più ne metta. L’aria, ammorbata dal fumo delle sigarette, si taglia col coltello. E’ stato quindi da un angolo particolarmente scurito che è sbucato fuori, all’improvviso, il collega King Kong, spaventandomi a morte. Kong é un professore di mezza età, molto noto per la sua cultura enciclopedica. Di lui, il dottor Ghino di Punta ebbe a dire: “Non c’è ramo dello scibile sul quale non si sia aggrappato!”.

Per farsi perdonare lo spavento procuratomi, King mi ha fatto da Cicerone ed ha cortesemente accettato di rispondere a tutte le mie domande. Confesso di non essere riuscita a trattenermi. Se King era saldamente agganciato al ramo, io infatti cadevo dall’albero come una prugna secca: non sapevo che dei professionisti di grido potessero avere ancora necessità di leggere così tanti libri (assicuro che i testi sui banchi erano veramente parecchi – per certo, io ricordo di averne visto almeno cinque, tutti con titoli diversi uno dall’altro e dall’aspetto spaventosamente serio)! A che pro’? E perché tutta quella fatica? Quello spreco di risorse umane profumatamente pagate dal nostro editore?

“Leggiamo per documentarci” ha risposto King. “Per approfondire le nostre conoscenze sugli argomenti di cui scriviamo…”. Non capivo: mi stava forse dicendo che il nostro mestiere, la nostra “ARTE” non viveva più della sua ESSENZA, quanto piuttosto della sua FATICA-DI-SCRIVERE? Muovendo velocemente gli occhi intorno, quasi a volersi assicurare che nessuno, oltre la sottoscritta, potesse udirlo, il dottor Kong mi ha risposto che era effettivamente così: intendeva proprio questo! Non riuscivo a crederci! Non riuscivo a credere che, sotto il sole – e soprattutto dentro quelle gloriose mura - potesse albergare tanta ingratitudine! “I soliti stronzi!” non ho potuto fare a meno di bestemmiare. Ora mi era tutto chiaro! Mi era chiaro che questo genere di vipere velenose non mancano mai e si palesano, procurando terrore, quando meno te lo aspetti. Dove meno te lo aspetti!

Caro diario, lo confesso, sono scappata via tappandomi le orecchie! Ed ho pregato affinché il dottor Libero non venisse mai a sapere di quelle serpi che covava in seno: alla sua età un simile dolore potrebbe risultare fatale! Non è stato facile neanche per me riprendermi. Poco, pochino, mi ha aiutato, sulla via del ritorno, tagliare per il dipartimento dei VENERATI MAESTRI.

Era in corso il solito party organizzato per vincere il tedio giornaliero. Con la coda dell’occhio, ho visto Lo Smilzo, una delle nostre vecchie volpi, appartarsi con la co.co.co. Ecce Homo, mentre il collega, Lo Sfregiato, giocava con Samantha della cronaca rosa. Samantha, a sua volta, fumava e sfoggiava una coloratissima T-shirt sulla quale si notava, dipinta col pennarello, una simpatica mucca pazza brianzola che muggiva un suo convintissimo “Viva l’erba!”.

“Finalmente a casa!” non sono riuscita ad impedirmi di pensare. Osservare, anche per soli pochi minuti, i volti beati di quei professionisti arrivati, mi ha infine aiutato a tranquillizzarmi. Ad imbrogliare il folle battito del cuore. L’ardua lezione impartita dall’imprevista traversata del deserto però, resterà per sempre impressa nella memoria: monito severo ad ogni giornalistica vanagloria!

Friday, October 23, 2009

A LEZIONE DI GIORNALISMO: APPARIRE TALI 21.10.2009

Caro diario,
oggi ho frequentato la lezione più attesa da ogni futuro giornalista che si rispetti: “Apparire tali!”. La lezione l’ha tenuta la signora Grazia Artis che, per il nostro giornale, si occupa delle rubriche di cinema e televisione, ma che ha anche un passato, non meno importante, da soubrette di avanspettacolo nei migliori teatri di Bollywood.

Sebbene di mezza età, Grazia è ancora una bellissima donna: ha lunghi capelli biondi raccolti a crocchia, gli occhi verdi, un viso bello e bianco, sul cui naso alla francese è eternamente poggiato un delicato pince-nez. Il suo modo di fare è prettamente manageriale, teso ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Dunque, perfettamente in linea con lo spirito aziendale.

Elegantissima, nel suo tailler-nero firmato ODG, Grazia è arrivata puntuale in classe e si è subito diretta alla lavagna dove ha scritto il titolo della lezione a caratteri cubitali: A P P A R I R E T A L I. “Ovvero,” ha spiegato “ricordatevi sempre che per ogni giornalista degno di questo nome, l’apparire tale, ovvero l’apparire giornalista di grido, glamour, impegnato, costantemente-sul-pezzo, dotato-di-fiuto-da-cane-da-tartufo è una conditio imprescindibile, scolpita con il fuoco nel suo DNA”.

La futura-collega si è quindi dilungata in un interessante excursus storico, già abbozzato nel suo recente saggio sulla storia del giornalismo e titolato “Dall’homo-journalisticus al maglioncino di cashmere: l’anello mancante”. Mai dimenticando di rispondere ad ogni nostra, anche spinosa, domanda, Grazia ha infine dissertato con noi allievi sulle ultime teorie avanzate per spiegare il rapido passaggio del giornalismo moderno da scomodo-e-difficile-mestiere-di-scrivere, ad emblema-per-eccellenza della Sindrome Fanculo-ce-l’-ho-fatta.

“Proprio così! Perché, alla fine della fiera, quel che conta è avercela fatta!” ha provato a rincuorarci la nostra insegnante, con un radioso sorriso, mentre, passando di banco in banco, faceva punto di mostrare, a ciascuno di noi, il cartellino del prezzo ancora attaccato al costoso capo di moda che indossava. “ODG - Collezione Autunno-Inverno 2010!” ha sospirato Samantha della cronaca rosa “Guarda quanti zeri! Se non è questa la prova dell’avercela-fatta, cos’altro potrebbe essere?”.

“Ma potete farcela anche voi: tutti voi!” ha concluso la signora Artis con un ancor più grassa risata. E per propiziare il nostro successo ci ha eccezionalmente permesso di fotocopiare la pagina introduttiva al saggio già citato: ovvero, quella contenente il mitico decalogo in pillole per apparire giornalisti. Che giornata!

Caro diario, il decalogo voglio trascriverlo qui in calce e vado a memoria perché ormai dovrei conoscerlo bene… La lezione di oggi, infatti, non merita nient’altro che una coscienziosa applicazione sul campo della preziosa esperienza di vita eternata e trasmessa per vocazione.

GIORNALISTA PROFESSIONISTA:
UN FONDAMENTALE DECALOGO IN PILLOLE PER APPARIRE TALE

1.Procura di mostrarti compassato in ogni occasione. Se devi dare un calcio negli stinchi a Paolini (1), fallo con discrezione. A meno che, naturalmente, l’audience non si conti in milioni.

2.Fai ogni sforzo per restare costantemente nel “campo visivo”: cammina di tre quarti.

3.Mostrati sempre intellettualmente-distaccato. Se ti invitano come opinionista in televisione, non accettare subito. Fatti pregare quel tanto che basta. Ma senza esagerare. Ricordati che ogni lasciata è persa.

4.Tieniti regolarmente aggiornato: seleziona Wikipedia come homepage del tuo palmare! Se per scherzo del destino ti trovassi costretto a “creare la voce”, non copiare mai integralmente dal diario di tua figlia: meglio evitare problemi di copyright!

5.Assicurati che U. Pizzi ti fotografi spesso nei “salotti che contano”. Se vuoi certezza di stare nel posto giusto, ricordati che gli stessi sono di solito frequentati da almeno quattro Grandi Maestri Massonici in incognito.

6.Non uscire mai di casa senza l’ultima edizione de “L’agenda del giornalista” tra le mani. Meglio ancora, ricordati di lucidarla almeno due volte al giorno. E di aggiornarla con le tue note. Bastano anche delle aste e dei ghirigori ma che non perda mai la sua aria di “documento vissuto”.

7.Spargi la voce che hai un protettore, o un partito politico di riferimento. Meglio ancora se si tratta di coalizione, la qual cosa ti permetterà di mettere il piede in due scarpe in tempi di vacche magre, e senza troppi sensi di colpa.

8.Procura di condurre almeno una inchiesta-tosta all’anno. Da questo dipenderà il tuo buon nome e la tua fama di professionista risoluto e determinato. Insomma, fai cantare Heidi, ma tieniti pronto a far sputare il rospo pure al Nonno e al San Bernardo Nebbia se necessario!

9.Esci con un saggio almeno una volta ogni dodici mesi. Preferibilmente nel periodo di Natale! Il resto del tempo continua pure a frequentare la cricca dei soliti noti.

10.Di tanto in tanto, ricordati di alzare la voce contro le croniche magagne dell’Ordine dei Giornalisti. Non dimenticare però di mandar loro gli auguri per le festività: pensa a cosa avrebbe potuto essere la tua vita senza quel tesserino!

(1) Nota seria. Si tratta di gioco naturalmente - per cui chiediamo comunque venia.

IL POSTO DEL CALZINO 20.10.2009

Caro diario,
non vi è futuro-collega nei confronti del quale io provi tanta soggezione, quanto mi accade con il dottor Ghino di Punta, il nostro opinionista politico. Ad intimorirmi non è solo la sua “scienza”, ma anche, e soprattutto, la grande “coscienza”. Ovvero, la sua capacità di ragionare sopra le cose, di sondarle, pesarle, scoprirne il significato nascosto, metterne in evidenza la “nuance” andata perduta all’occhio dei più.

Ghino è un vecchio signore d’altri tempi – di nobile famiglia decaduta, raccontano i bene informati – e come tale si comporta. È cortese, educato, amichevole quel tanto che basta, ma senza esagerare. Avanti negli anni, appoggiato sul suo bastone ed eternamente imbacuccato nel vecchio pastrano, a volte mi ricorda il vecchio Scrooge.

Di sicuro, come l’arcigno eroe dickensiano, anche Ghino davanti ai suoi “tesori” s’illumina e sa diventare un altro. Nello specifico, egli da il meglio di sé quando chiuso nel suo “stanzino” a meditare, a speculare sui problemi posti dalla Scienza Politica – così la chiama lui - di questi e d’altri tempi. Frutto di tanta, ispirata meditazione è poi un settimanale, geniale articolo di fondo che fa la gioia del dottor Libero e la disperazione del politico-impallinato-di-turno.

Come non bastasse, Ghino di Punta è anche autore di alcuni tra i più importanti saggi politici degli ultimi 30 anni. Una tempra inossidabile la sua! Una passione unica per la Politica con la P maiuscola! E, a dispetto delle apparenze, un avversario temibile per chiunque. L’ultimo a scoprirlo, e a farne le spese, è stato Il Buono, una delle nostre vecchie volpi più “cattive”, temibili e smaliziate. Un giornalista di lungo corso che ha fatto la gavetta come inviato speciale nel quartiere napoletano di Scampìa e, successivamente, ha trascorso quattro anni, travestito da kalashnikov, su una zattera malandata dei pirati somali, nel golfo di Aden.

Tanto è morigerato il dottor Di Punta, quanto è esuberante ed estroverso Il Buono. Sono agli antipodi. Anche nel vestire. C’era da giurarci quindi che l’entrata di lui, nello studio di Ghino, con indosso quei calzini azzurro-verde su gessato nero avrebbe portato qualche guaio. Certo, nessuno avrebbe mai pensato che si sarebbe arrivati a tanto!

Se solo Il Buono non avesse poggiato i piedi sulla scrivania, sventolando tali colori sgargianti proprio sotto il naso del dottore!
-Fuori di qui, – ha urlato Ghino rompendo il rarefatto silenzio che sempre circonda la nostra redazione-al-lavoro – questo non è posto per loro!
É’ stato quindi un lampo girare la testa e vedere il vecchio professionista cacciare a bastonate il giovane collega furibondo.

Naturalmente, quello fu solo l’inizio dell’ennesima scaramuccia "ideologica" tra i due. Da notare c’è che Il Buono non si da mai per vinto. Dopo soli dieci minuti dal suo incontro-scontro con Ghino, già si trovava all’ingresso del giornale travestito da marocchino, intento a vendere calzini colorati d’azzurro e di verde.

E dato che qui, a LA VOCE DEL PADRONE, non ci facciamo mai mancare niente, non erano trascorse neppure troppe ore dalla favolosa briga che già molti colleghi avevano acquistato un paio degli stessi. Ognuno procurando di usarlo adattato alla sua personalità. Massimo Delrisultato e Minimo Sforzo, per esempio, lo hanno indossato sul polsino. Samantha, della cronaca rosa, lo ha infilato nel generoso decolleté, Lehman-Madoff ha insistito perché Luisito Joao lo mettesse, a mo’ di taschino, nella tasca posteriore dei pantaloni, per poi tentare di sfilarglielo dopo soli cinque minuti.

Il vecchio Ghino non è stato a guardare. Il giorno dopo è arrivato in ufficio a piedi nudi: pantaloni tirati sulla gamba stile-marinaio-di-Procida, piedi e calli bianchi, unghie incarnite. E così si è presentato pure il giorno successivo, e poi ancora e ancora fino a che abbiamo dovuto trasportarlo d’urgenza al Fate Meglio Fratelli per le cure del caso.

É’ stato in quel preciso momento che la storia del calzino azzurro-verde, da insulsa zuffa tra due colleghi rivali, è diventato un vero caso giornalistico che ha tenuto il Paese intero con il fiato sospeso per molte settimane. Con grande felicità del dottor Libero, la querelle è stata naturalmente combattuta prevalentemente tra le pagine del nostro quotidiano, a colpi di articoli che rimarranno nella storia.

Ha cominciato il dottor Ghino che, dal suo letto di dolore, ha firmato e pubblicato l’indovinatissimo:

IL BUCO NEL CALZINO – Un j’accuse senza precedenti contro i “tarli” del giornalismo e dei giornalisti italiani, inclusa la “deplorevole” abitudine di indossare calzini spaiati per mero narcisismo…

Tra gli altri interventi voglio ricordare anche:
A PIEDI NUDI firmato da Il Buono che, ravviserebbe, in tale modus deambulativo, un ghiribizzo comportamentale, procurato, a suo scrivere, da “un’impronta snob di fondo – stile nobile decaduto, e-chi-ha-orecchi-per-intendere-intenda – che pur-tuttavia riesce ad agitare, come un improbabile ed indesiderato Sturm und Drang d’accatto, i fondali fondamentalmente democratici del Mare-Nostrum-quotidiano…”.

Ed infine, l’indimenticabile:
RISE AND FALL OF THE SOCK REPUBLIC di Ghino di Punta – un grandioso affresco della storia della calza, dai Romani alle botteghe medievali, dalla polvere nera di Eleuthère Irènèe DuPont de Nemours alle modernissime Calzedonio-le calze di nuovo conio.

Caro diario, è la continua e fortunata vicinanza di questi grandi "mostri" che deprime e ad un tempo esalta le mie speranze di diventare, un giorno, una professionista della carta stampata, et non, in-tutto-e-per-tutto- uguale-a-loro….

L'AZIENDALISTA 17.10.2009

Caro diario,
sono trascorse quasi due settimane da quando ho ufficialmente iniziato il praticantato a LA VOCE DEL PADRONE, ma già sento quest’azienda come fosse la mia vera casa-dell’anima. Immagino sia perché, alla fin fine, siamo tutti come una grande famiglia, ci accomunano gli stessi interessi, condividiamo i medesimi valori professionali e umani.

L’etica per noi non ha misteri. Né quando applicata alle cose minimali del quotidiano, né nella sue sottigliezze manichee, laddove, all’ingresso dell’edificio, così come nei-piani-che-contano, noi de LA VOCE DEL PADRONE sappiamo bene chi e cosa è Buono e chi e cosa è Cattivo, chi e cosa è Giusto e chi e cosa è Reietto, chi e cosa è Moralmente Valido e chi e cosa non lo è (personalmente, potrei fornire indirizzi, numeri di telefono e persino segni zodiacali!).

È stato forse sulle ali di questo entusiasmo che oggi ho voluto trovare il tempo per fare mente locale e ricostruire l’organigramma editoriale. Voglio appenderlo in camera, tra il poster del Dottor Azzecca e la gigantografia di Aquila-saggia-che-etc-etc.

Mi piace sentirli tutti intorno a me. Sapere che ci sono. Mi fa sentire protetta.

Editore
MY MASTER’S VOICE Ltd.
Share Holding 100%

Testata
La voce del padrone (quotidiano d’opinione)

Motto
Ista cum lingua, si usus veniat tibi, possis culos et crepidas lingere carpatinas (Catullo)

Direttore Responsabile
Dottor. Cav. Ing. Gran Uff. Lupus in Fab. di Gran Croce Libero Arbitrio.

Vice
Agnello Immolato

Caporedattore
Gigino Tor Quemada

Prime Firme
Aquila-saggia-che-bene-conosce-le-anse-dei-fiumi-dove-si-abbeverano-lupi-ed-agnelli Cupiello-Esposito

Firme Prestigiose
Edy Toria

Vecchie volpi
Il buono
Il brutto
Il cattivo
Il gobbo
Lo smilzo
Lo sfregiato

Cronisti d’assalto
Massimo Delrisultato (con delega agli /scup/)
Minimo Sforzo (con delega agli /scup/)

Desk Politico
Ghino Di Punta

Esteri
Heraldo Massmedia

Economia
Bernd Lehman-Madoff

Cronisti Sportivi
Luisito Joao Sebastiao Porto Alegria y Sfiga

Cultura
Verter Lovecchio

Tv e Cinema
Grazia Artis

Cronaca Rosa
Samantha (per appuntamenti 555-5454)

Scienze
Hadron Collider

Ufficio Stampa
Pizzino Papiello

Tempo Libero‘Nfaccio ‘Ncazzo

Co. Co. Co.
Adno Klonos (Giappone)

Segreteria
Signorina Heidi-Rottermeier

A LEZIONE DI GIORNALISMO: LO /SCUP/ 16.10.2009

Caro diario,
la lezione di /scup/ l’hanno tenuta i nostri due cronisti d’assalto Massimo Delrisultato con Minimo Sforzo. Non sono i miei colleghi preferiti, ma non posso negare che sappiano il fatto loro.

Pur essendo così diversi, lavorano da una vita insieme e sono una coppia di segugi molto affiatata. Minimo è davvero un bel ragazzo: moro, alto, curato, di buona famiglia. Ma fondamentalmente antipatico, pieno di sé. Per converso, Massimo è basso, grassoccio, occhialuto, disordinato. Incredibilmente però, anche lui conserva quel tratto scortese e la boria del collega.

L’essersi presentati in classe agghindati come Sandokan e Yanez, con camicia color kaki e pantaloni alla zuava non ha contribuito a renderli più attraenti. Ancora meno ha potuto il loro rumoroso saluto all’entrata: It’s when the goings get tough that the tough get going!!

Nonostante le premesse, la lezione si è rivelata subito molto interessante. Il pezzo forte è stato senz’altro il racconto delle loro stesse avventure. Come, per esempio, la rievocazione, dettagliata, dell’episodio che, la scorsa estate, ha portato quei due professionisti de LA VOCE DEL PADRONE alla ribalta delle cronache giornalistiche internazionali: ovvero, lo /scup/ del cactus a Villa Certosa, in Sardegna!!

“Che il giardino botanico di Villa Certosa fosse “luogo simbolico” per eccellenza” ha esordito un ispirato Minimo Sforzo sulle orme di Robert Langdon “era cosa nota. Sapevamo del suo essere “ortus conclusus”, della sua pianta quadrata sul modello del Tempio di Salomone. Soprattutto, eravamo certi che rappresentasse il ventre della donna, l’eterno femminino….”.
“Ciò che non sapevamo” intervenne Massimo Delrisultato, inserendosi perfettamente nella pausa dell’amico “era che c’era dell’altro….”.
“Lo sospettavamo però!” lo riprese d’immediato il collega. “Del resto, anche la simbologia religiosa non è un’opinione: da che mondo e mondo non c’è Yin senza Yang!”.

“Sì, pelò da qui a figulale un tal fallo massonico…” intervenne un insolitamente sagace Adno Klonos.
“Vero!” s’intromise Edy Toria di ritorno da una settimana di malattia. “Adno ha ragione! Qualcuno deve avervi messo sulla buona strada: chi vi ha detto del Saguaro? Non sono Sophie Neveu, ma non mi sfiora neppure il pensiero di un simile madornale “errore di impostazione” del costruttore…. “L’errore” DEVE essere stato voluto! Quindi qualcuno ne era a conoscenza. E qualcuno vi ha fatto la soffiata!”.

Come al solito Edy aveva visto lungo. Il punto era proprio quello! La presenza del saguaro, o cactus candelabro-gigante, al centro dell’orto botanico della villa, con tutto quel che comportava a livello di significazione totemica, non poteva essere un caso! Detto terra-terra, era come aprire l’harem delle favorite alla prima carovana di passaggio: non poteva essere!

Naturalmente, ricordavo benissimo le molte congetture fatte sui tabloid nei mesi precedenti. Inclusa la tesi esposta, a “Scorta a Scorta”, da un accademico di grido, il quale vedeva in un possibile arrivo di una pattuglia di Templari Rinnegati in Sardegna, la concausa dello “sfregio” simbolico portato a compimento nel giardino della villa.

Devo dire che l’ipotesi, per quanto affascinante, non mi aveva mai convinto interamente. Concordavo invece che un motivo “storico”, doveva esserci stato. Ma, anche se così fosse stato, chi lo aveva svelato ai non-illuminati? Chi aveva fatto notare la presenza del cactus nella villa? Ma, più precisamente, chi aveva voluto portare alla ribalta giornalistica la sua storia? E a che pro?

Su questo punto i colleghi furono inflessibili: mai e poi mai avrebbero tradito le fonti! Che tempra! Tanto di capello… come dar loro torto? Fortunatamente, ci vennero però incontro raccontando, da par loro, gli eroici sforzi fatti per avvicinarsi alla blindatissima costruzione, i tentativi - andati a vuoto - di fotografarla da un curragh irlandese di passaggio, l’ispirato travestimento da porceddu-allo-spiedo e pane carasau pensato per ingannare l’astutissimo guardiano… fino a quell’ultimo, fatidico, momento in cui riuscirono finalmente a coglierlo in… fallo.

Il resto era /scup/. /Scup/ del cactus.

IL PROFETA 15.10.2010

Caro diario,
giornata indimenticabile! Una emozione indescrivibile! Sono stata nel Sancta Sanctorum de "La voce del padrone"! No, non sto parlando dell'ufficio del dottor Libero, quanto piuttosto "dell'antro" de IL PROFETA, il nostro titolista. Per intenderci, l'unico ufficio con tettuccio apribile e pareti di vetro oscurato all'esterno di tutto l'edificio!

Il profeta - di padre partenopeo e di madre Cherokee, all'anagrafe
Aquila-saggia-che-bene-conosce-le-anse-dei-fiumi-dove-si-abbeverano-lupi-ed-agnelli Cupiello-Esposito -, è la nostra punta di diamante, la conditio sine qua non, la pietra miliare che regge le sorti professionali de "La voce del padrone", il leader maximo morale, nonché uno dei titolisti più quotati sul palcoscenico giornalistico mondiale. Una autorità. Un mio mito di sempre.

E come tutti i grandi è pure persona a modo. Garbato. Gentile. Ottimamente disposto ad ascoltare le interrogazioni ingenue di una matricola senza speranze. Ma è anche uomo di mezza età di delicatissima presenza, con lo sguardo azzurro, il viso bello, la lunga barba bianca. Fluente.

Per dieci minuti buoni mi ha osservato senza parlare. Sapeva che avrei voluto chiedere, domandare, ma forse intuiva anche della gola secca, della lingua impastata. Subito dopo è scoppiato a ridere. Inaspettatamente. Una risata contagiosa la sua. Una risata che seppe restituirmi la necessaria serenità dello spirito.

"É COTTO!" ha esordito quindi.
"É cotto?" balbettai di riflesso.
"Certo! É cotto! Il mio primo titolo.... quello che mi ha portato davvero fortuna! Quello che ha segnato il mio cammino. Per sempre!".

Quando cominciò a raccontare, il mondo scomparve intorno a me, che ascoltavo, rapita. É stato in questo modo che sono venuta a sapere di quel mitico giorno di venti anni prima quando, "un fatale errore tipografico" - portò il primo articolo dell'allora giovane e sconosciuto praticante Aquila-saggia-che-bene-conosce-etc-etc - articolo destinato alla rubrica culinaria "L'angolo della Peppina" -, in prima pagina su "La voce del padrone", a caratteri cubitali, su quattro colonne - in straordinaria concomitanza con l'improvvisa, quanto inaspettata, caduta del governo in carica...

Nelle settimane successive, fiumi di inchiostro furono versati per elogiare la riuscitissima metafora giornalistico-politica impiegata dal giovane talento. Si scrissero saggi per analizzarne le complessità, si fecero interrogazioni parlamentari per criticarne la "tempistica", ma nulla potè impedire che Aquila-saggia- etc fosse repentinamente promosso PRIMA FIRMA...
Fu proprio così che nacque IL PROFETA! Un nome, un destino! Il resto era storia.

Storia del giornalismo. Italiano. Ma non solo. Di sicuro era nato il FAMOSISSIMO METODO DE LA VOCE DEL PADRONE che, nel tempo, ha portato IL PROFETA alla testa di un team di 60 professionisti i quali, al terzo piano del nostro edificio, si dedicano, 24 ore al giorno (con turni di 8 ore), alla creazione dei titoli della nostra testata.

Ne creano a migliaia. Centinaia al minuto. Senza mai leggere un singolo articolo!
Creano e passano alla sezione competente per l'archiviazione ottica... creano e archiviano..... creano e archiviano.... Nell'attesa che possano tornare utili. Un giorno. Nella certezza che lo saranno. Un giorno.

Le regole di ingaggio per ogni titolista che aspiri a lavorare con IL PROFETA sono severissime. Rigide al limite del maniacale. Sono riassunte nel Vademecum del giornalista pubblicato a cura dell'editore, regalate ad ogni collega che entra in redazione, e scolpite sul nostro portone d'ingresso.

Io le conosco a memoria.

1. Meglio un titolo riuscito oggi che una notizia falsa domani.

2. Che la destra non sappia mai ciò che titola la sinistra!

3. A titolare male si fa peccato ma si indovina!

4. Fatti chiari, titolo lungo

5. Un articolo non fa il giornale - un titolo sì!

6. Titolo ma non leggo!

7. Chi si accontenta, scrive articoli!

8. Il titolo batte sul dente che vuole.

9. Tira più un titolo indovinato, che una pariglia di buoi.

10. Titula sciccone ca pari barone!


Caro diario, te lo giuro, ho lasciato il Sancta Sanctorum con le lacrime agli occhi!

A LEZIONE DI GIORNALISMO: LE MARCHETTE 14.10.2009

Caro diario,
basta lamentele! Del resto, sono perfettamente cosciente della fortuna che mi è capitata! Non è da tutti fare il praticantato con i colleghi de
"La voce del padrone"! Sono orgogliosa di lavorare per una simile testata: indipendente, progressista, avveniristica quasi.

Ma anche attenta alla formazione!
Ieri, per esempio, sono stata a lezione di marchette politiche - oggi, di marchette letterarie. Affascinante!

La lezione di ieri l'ha tenuta Gigino Tor Quemada, il caporedattore. Ci teneva particolarmente e così il direttore, il dottor Libero Arbitrio, ha voluto accontentarlo. Debbo dire che Gigino se l'è cavata egregiamente. Mi ha colpito soprattutto la passione che ci metteva. Per noi giornalisti la passione è tutto!

Ora come ora mi sento come se la marchetta politica non conservi più segreti per me!
Comprendo però - Gigino lo ha spiegato bene - che una simile approccio mentale sarebbe il primo passo verso la rovina professionale.
Non esiste personaggio politico che sia un clone perfetto di un altro!
Capire questo significa avere capito tanto! Al lavoro, come nella vita!


Vero è invece che ogni marchetta di questo tipo deve essere organizzata con cura! Mesi prima possibilmente! Così come è vero che nessun giornalista, non importa quanto quotato, può muovere da solo ad intervistare il potentato di turno.
"Occorre essere almeno in tre per fare bella figura!" ha sentenziato Gigino dall'alto della sua lunga esperienza professionale, costellata di governi di destra, di centro, di destra, di centro, di destra di centro, con l'occasionale toccata a sinistra.

"In altre parole, occorre una /trup/! Nessuno politico degno di questo nome si accontenterebbe di qualcosa di meno da parte di una testata "di grido" come la nostra! L'onta subìta sarebbe incancellabile!".

Su questo particolare punto, il caporedattore ha mostrato una intransigenza esagerata anche durante tutto il tempo del test pratico, laddove ha costretto Massimo Delrisultato ad impersonare l'Inviato-Speciale-Desk-Politico, Adno Klonos a travestirsi da fotografo esotico-di-grido e la sottoscritta a fingermi assistente-fotografo-esotico-di-grido con delega al-lampo-di-magnesio. Nella triste realtà, costretta a caricarsi sulle spalle il supporto del bulbo di vetro contenente il suddetto minerale, più o meno alla maniera dei vecchi pionieri della fotografia.

- Mah... oggigiorno non è più necessario...- ho azzardato tossendo e scatarrando dopo l'ennesima, fastidiosa, esplosione di fumo e di polvere di ossido nell'atmosfera. Gigino non ha voluto sentir ragioni: occorreva fare numero!

Tutt'altro approccio è invece richiesto per la marchetta letteraria! La nostra lezione l'ha tenuta il giovane Verter, un intellettuale di Bari-vecchia, molto quotato negli ambienti culturali che contano. Fa parte della redazione de "La Voce del Padrone" da 11 mesi, ma noi lo incontriamo di rado.

Le poche volte che sta in ufficio, si chiude nello stesso e passa ore e ore a fissare un punto indefinito sul ritratto gigante di Che Guevara. Batte sporadicamente sulla tastiera - di tanto in tanto sospira malinconico ed il respiro è così faticoso da pesare quasi sui nostri cuori - oltre l'ostacolo posto dalle pareti e dalle porte sigillate.

Verter indossa sempre la stessa camicia sdrucita, jeans strappati e si è fatto crescere una barba davvero troppo lunga e incolta per i suoi 25 anni.
Eppure, nel suo mestiere ci sa fare! Non c'è premio Nobel che non si farebbe intervistare da lui! Che sia in gamba lo ha dimostrato anche a lezione.

Da Verter ho dunque appreso che, mentre la marchetta politica si fa a livello di gruppo e di testata, quella letteraria abbisogna di una intesa più privata, come solo il rapporto fra due anime-belle sa essere. Come non bastasse, il genio-letterario va incontrato in luogo adatto alle necessità del suo spirito!
Questi luoghi sono di solito facilmente idendificabili per gli iniziati. In ogni città o regione. Per esempio, a Parigi quel luogo è Montmartre, a Barcellona Las Ramblas, in Italia Capalbio, in Sardegna è Sassu Scrittu... la miniera (?).

Non per lavorarci, naturalmente (‘n sia mai!), ma perché é luogo della memoria, terreno di gioioso incontro-di-due-vite "particolari". Mentre "la vite", il vitigno, in forma di prelibato mosto rossastro, saporito, diventa, presto, gradito condimento della inevitabile serata-strana... dove le parole sono rare, si affollano i ricordi, bastano le emozioni.

Sensazioni inebrianti, impresse nell'eterno e che non mancano di accompagnare il critico-letterario anche durante il mesto ritorno tra le pareti-prigione della sua lussuosa suite al quinto piano dell'Hotel Cala di Volpe... tristo alloggio subìto per contratto!

Voglio ripetermi: affascinante! E che c… ehm fortuna... noi futuri giornalisti professionisti!

SCORTA A SCORTA 13.10.2009

Caro diario,
"visibilità", Gigino il caporedattore ha sentenziato che ciò che mi manca è la "vi-si-bi-li-tà".

"Ragion per cui" ha aggiunto tutto compreso "dato che Edy Toria, la nostra Firma più prestigiosa, è in malattia; dato che Massimo Delrisultato, il nostro cronista d'assalto, è in vacanza, dato che Adno Klonos il nostro co.co.co giapponese non é ancora del tutto a suo agio con la lingua.... sarai tu a rappresentare la testata nella puntata odierna di "Scorta a Scorta".

"Io? A Scorta a Scorta?" ho balbettato con il cuore in gola. Non riuscivo a crederci!
"Scorta a scorta" é forse la trasmissione di approfondimento giornalistico più seguita dell'intero panorama televisivo italiano. Il poster del dottor Azzecca, il suo conduttore, campeggia nella mia stanza! Non c'è sera che, prima di addormentarmi, non legga un estratto dal suo ultimo lavoro pubblicato.

"Ricordati che ci sarà un plastico...." ha fatto per continuare Gigino.
"SO TUTTO!!!!!" lo ho bloccato. "So tutto.. non dire nulla!" ho urlato fuori di me dalla gioia.
Plastico equivaleva a Cogne ed io su Cogne ero una autorità.
Avevo visionato decine di volte tutte le puntate di "Scorta a Scorta" sull'argomento.
Ma non solo!
Mentalmente ringraziavo anche il momento in cui avevo comprato copia di quel mitico plastico-culto su E-bay. Praticamente conoscevo le stanze della villetta incriminata come le mie tasche!
Mentre, non lo nascondo, più di una volta, avevo desiderato poter dire la mia in cotanto salotto - mai avrei pensato che un giorno quel sogno sarebbe diventato vero!

"Garlasco?" sudavo come un San Bernardo fuori forma e affaticato. Confesso che i primi minuti di trasmissione sono stati i più difficili da superare.
Garlasco? Ma… faceva provincia? Non era invece nella Svizzera italiana?
Svizzera o non Svizzera, a quanto pareva c'era stato un delitto anche colà!
Il plastico nuovo di zecca fu sicuramente lo scherzo più crudele che il destino mi aveva preparato!

Fortuna che l'essere degli appassionati spettatori alla lunga paga!
Sarà stato il senso di protezione che mi trasmetteva il mio nuovissimo pullover di cashmere, o forse la coscienza
di avere sempre seguito con attenzione gli affari loro...sta di fatto che, lentamente, sono riuscita a calarmi nella parte. Persino a sentirmi a mio agio.
Ascoltavo con interesse, di tanto in tanto annuivo, y, de vez en cuando, azzardavo il motto arguto.

L'avere appreso, direttamente dalla bocca del dottor Azzecca, di essere "l'esperta di plastici" della nostra testata (così mi aveva raccomandato Gigino!), mi ha dato infine la giusta carica.
O meglio, la determinazione necessaria quando, chiamata al centro dello studio dal conduttore, ho dovuto illustrare la dinamica dell'assassinio.

Il colpo di genio credo di averlo avuto mentre piazzavo le figurine della signora Fletcher e del nipote imbranato in cantina... e, in giardino, gli impomatati baffoni di Hercule Poirot che... - ho spiegato - "passava di là".

Non ho ancora avuto modo di parlare con Gigino, ma già lo immagino... fiero!

I COMMENTI 12.10.2009

Caro diario,
fa freddo qui a Dublino. Sembra inverno. O forse é solamente la melanconia dentro.
Altra settimana e altra litigata con Gigino Tor Quemada, il caporedattore.

Oramai non gli va più bene nulla.
"Il problema é che i tuoi pezzi non tirano! Non li legge nessuno! Figuriamoci commentarli!" ha strillato mostrandomi trionfante il suo articolo titolato "Misteri della stanza ovale: dalle origini a Monica Lewinsky", pubblicato ieri in prima dal News of Today e "imprestato" oggi dal BDS per una edizione straordinaria.
"748 commenti vorranno pur dire qualcosa!" ha continuato senza misericordia.

Effettivamente... Come dargli torto? 748 commenti non sono noccioline...
E senza considerare che non si tratta del suo pezzo più riuscito.
Il celeberrimo "Storia del Papi: dal Quirinale a Palazzo Grazioli andata e ritorno " ha collezionato un impressionante record di 1348 commenti. L'HTML era diventato così pesante che cliccando presto di mattina si riusciva a visualizzare l'ultima entry solo intorno alle 3 del pomeriggio.

Gigino ha ragione, ciò che mi manca è l'umiltà! L'umiltà di sedergli accanto ed imparare dal maestro. Non sa però che ho appena fatto manbassa nel suo archivio privato. Ho fotocopiato tutto-il-pubblicato, incluso il suo primo pezzo-futurista, apparso sul giornalino della scuola nel 1982: "Di papi, papati ed altre boiate".

E mi sono messa a leggere e a studiare d'impegno! Se tanto mi da tanto, il risultato non tarderà!

LA RUBRICA "DIECI VALIDE RAGIONI" 5.10.2009

Caro diario,
sono inc... come una biscia! La giornata si è trascinata uggiosa e come non bastasse ho litigato con il caporedattore.

Mi ha accusato che non saper stare sulla notizia!
Di non avere fiuto. Manco fossi un cane da tartufo!


Dire che era stato proprio lui a consigliarmi di aprire quella rubrica umoristica!
Del resto, "Cuore" aveva fatto scuola per entrambi!
L'accusa di oggi però non l'ho davvero capita! Così come la sua determinazione ad imporre il tema delle MIE... DIECI VALIDE RAGIONI.

Il fatto è che non riconosco più l'amico di una vita! La colpa è di Internet. Della Rete!E di questo sito che frequenta...il Barbiere della Pera... della Sera.
Si è montato la testa! E si è scelto un nick altisonante. Di quelli che danno da pensare.
Trascorre intere serate a dirimere e a litigare su questioni che esisteranno anche senza di lui.
Disapprovo fortemente ma naturalmente si tratta della sua vita.

- Gli argomenti dei miei articoli riguardano invece la mia! - gli ho urlato con quanto fiato avevo in gola.
- Io voglio diventare una FIRMA vera! Una di quelle che fanno la storia del giornalismo, mica una gossipara da tabloid di periferia! - ho rincarato con tutto l'orgoglio, sollevandomi sulle punte, inebriandomi al pensiero dei grandi maestri del giornalismo italiano che ogni sera mi sorridevano dai poster che tappezzavano la mia stanza. Sapevo che avrebbero approvato!

Tzé! Se gliele ho cantate... mentre navigava tra un commento e l'altro!
E... adesso... confesso di sentirmi davvero meglio! Immagino sia la coscienza pulita. La schiena diritta.

Beh, si è fatto tardi.. meglio mettersi al lavoro. C'è una rubrica da scrivere e un giornale da mandare in stampa!
Dunque, dov'é che ero rimasta? Ah, sì...
Dieci valide ragioni per... andare a puttane...