Friday, October 23, 2009

IL PROFETA 15.10.2010

Caro diario,
giornata indimenticabile! Una emozione indescrivibile! Sono stata nel Sancta Sanctorum de "La voce del padrone"! No, non sto parlando dell'ufficio del dottor Libero, quanto piuttosto "dell'antro" de IL PROFETA, il nostro titolista. Per intenderci, l'unico ufficio con tettuccio apribile e pareti di vetro oscurato all'esterno di tutto l'edificio!

Il profeta - di padre partenopeo e di madre Cherokee, all'anagrafe
Aquila-saggia-che-bene-conosce-le-anse-dei-fiumi-dove-si-abbeverano-lupi-ed-agnelli Cupiello-Esposito -, è la nostra punta di diamante, la conditio sine qua non, la pietra miliare che regge le sorti professionali de "La voce del padrone", il leader maximo morale, nonché uno dei titolisti più quotati sul palcoscenico giornalistico mondiale. Una autorità. Un mio mito di sempre.

E come tutti i grandi è pure persona a modo. Garbato. Gentile. Ottimamente disposto ad ascoltare le interrogazioni ingenue di una matricola senza speranze. Ma è anche uomo di mezza età di delicatissima presenza, con lo sguardo azzurro, il viso bello, la lunga barba bianca. Fluente.

Per dieci minuti buoni mi ha osservato senza parlare. Sapeva che avrei voluto chiedere, domandare, ma forse intuiva anche della gola secca, della lingua impastata. Subito dopo è scoppiato a ridere. Inaspettatamente. Una risata contagiosa la sua. Una risata che seppe restituirmi la necessaria serenità dello spirito.

"É COTTO!" ha esordito quindi.
"É cotto?" balbettai di riflesso.
"Certo! É cotto! Il mio primo titolo.... quello che mi ha portato davvero fortuna! Quello che ha segnato il mio cammino. Per sempre!".

Quando cominciò a raccontare, il mondo scomparve intorno a me, che ascoltavo, rapita. É stato in questo modo che sono venuta a sapere di quel mitico giorno di venti anni prima quando, "un fatale errore tipografico" - portò il primo articolo dell'allora giovane e sconosciuto praticante Aquila-saggia-che-bene-conosce-etc-etc - articolo destinato alla rubrica culinaria "L'angolo della Peppina" -, in prima pagina su "La voce del padrone", a caratteri cubitali, su quattro colonne - in straordinaria concomitanza con l'improvvisa, quanto inaspettata, caduta del governo in carica...

Nelle settimane successive, fiumi di inchiostro furono versati per elogiare la riuscitissima metafora giornalistico-politica impiegata dal giovane talento. Si scrissero saggi per analizzarne le complessità, si fecero interrogazioni parlamentari per criticarne la "tempistica", ma nulla potè impedire che Aquila-saggia- etc fosse repentinamente promosso PRIMA FIRMA...
Fu proprio così che nacque IL PROFETA! Un nome, un destino! Il resto era storia.

Storia del giornalismo. Italiano. Ma non solo. Di sicuro era nato il FAMOSISSIMO METODO DE LA VOCE DEL PADRONE che, nel tempo, ha portato IL PROFETA alla testa di un team di 60 professionisti i quali, al terzo piano del nostro edificio, si dedicano, 24 ore al giorno (con turni di 8 ore), alla creazione dei titoli della nostra testata.

Ne creano a migliaia. Centinaia al minuto. Senza mai leggere un singolo articolo!
Creano e passano alla sezione competente per l'archiviazione ottica... creano e archiviano..... creano e archiviano.... Nell'attesa che possano tornare utili. Un giorno. Nella certezza che lo saranno. Un giorno.

Le regole di ingaggio per ogni titolista che aspiri a lavorare con IL PROFETA sono severissime. Rigide al limite del maniacale. Sono riassunte nel Vademecum del giornalista pubblicato a cura dell'editore, regalate ad ogni collega che entra in redazione, e scolpite sul nostro portone d'ingresso.

Io le conosco a memoria.

1. Meglio un titolo riuscito oggi che una notizia falsa domani.

2. Che la destra non sappia mai ciò che titola la sinistra!

3. A titolare male si fa peccato ma si indovina!

4. Fatti chiari, titolo lungo

5. Un articolo non fa il giornale - un titolo sì!

6. Titolo ma non leggo!

7. Chi si accontenta, scrive articoli!

8. Il titolo batte sul dente che vuole.

9. Tira più un titolo indovinato, che una pariglia di buoi.

10. Titula sciccone ca pari barone!


Caro diario, te lo giuro, ho lasciato il Sancta Sanctorum con le lacrime agli occhi!

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