Caro diario,
non vi è futuro-collega nei confronti del quale io provi tanta soggezione, quanto mi accade con il dottor Ghino di Punta, il nostro opinionista politico. Ad intimorirmi non è solo la sua “scienza”, ma anche, e soprattutto, la grande “coscienza”. Ovvero, la sua capacità di ragionare sopra le cose, di sondarle, pesarle, scoprirne il significato nascosto, metterne in evidenza la “nuance” andata perduta all’occhio dei più.
Ghino è un vecchio signore d’altri tempi – di nobile famiglia decaduta, raccontano i bene informati – e come tale si comporta. È cortese, educato, amichevole quel tanto che basta, ma senza esagerare. Avanti negli anni, appoggiato sul suo bastone ed eternamente imbacuccato nel vecchio pastrano, a volte mi ricorda il vecchio Scrooge.
Di sicuro, come l’arcigno eroe dickensiano, anche Ghino davanti ai suoi “tesori” s’illumina e sa diventare un altro. Nello specifico, egli da il meglio di sé quando chiuso nel suo “stanzino” a meditare, a speculare sui problemi posti dalla Scienza Politica – così la chiama lui - di questi e d’altri tempi. Frutto di tanta, ispirata meditazione è poi un settimanale, geniale articolo di fondo che fa la gioia del dottor Libero e la disperazione del politico-impallinato-di-turno.
Come non bastasse, Ghino di Punta è anche autore di alcuni tra i più importanti saggi politici degli ultimi 30 anni. Una tempra inossidabile la sua! Una passione unica per la Politica con la P maiuscola! E, a dispetto delle apparenze, un avversario temibile per chiunque. L’ultimo a scoprirlo, e a farne le spese, è stato Il Buono, una delle nostre vecchie volpi più “cattive”, temibili e smaliziate. Un giornalista di lungo corso che ha fatto la gavetta come inviato speciale nel quartiere napoletano di Scampìa e, successivamente, ha trascorso quattro anni, travestito da kalashnikov, su una zattera malandata dei pirati somali, nel golfo di Aden.
Tanto è morigerato il dottor Di Punta, quanto è esuberante ed estroverso Il Buono. Sono agli antipodi. Anche nel vestire. C’era da giurarci quindi che l’entrata di lui, nello studio di Ghino, con indosso quei calzini azzurro-verde su gessato nero avrebbe portato qualche guaio. Certo, nessuno avrebbe mai pensato che si sarebbe arrivati a tanto!
Se solo Il Buono non avesse poggiato i piedi sulla scrivania, sventolando tali colori sgargianti proprio sotto il naso del dottore!
-Fuori di qui, – ha urlato Ghino rompendo il rarefatto silenzio che sempre circonda la nostra redazione-al-lavoro – questo non è posto per loro!
É’ stato quindi un lampo girare la testa e vedere il vecchio professionista cacciare a bastonate il giovane collega furibondo.
Naturalmente, quello fu solo l’inizio dell’ennesima scaramuccia "ideologica" tra i due. Da notare c’è che Il Buono non si da mai per vinto. Dopo soli dieci minuti dal suo incontro-scontro con Ghino, già si trovava all’ingresso del giornale travestito da marocchino, intento a vendere calzini colorati d’azzurro e di verde.
E dato che qui, a LA VOCE DEL PADRONE, non ci facciamo mai mancare niente, non erano trascorse neppure troppe ore dalla favolosa briga che già molti colleghi avevano acquistato un paio degli stessi. Ognuno procurando di usarlo adattato alla sua personalità. Massimo Delrisultato e Minimo Sforzo, per esempio, lo hanno indossato sul polsino. Samantha, della cronaca rosa, lo ha infilato nel generoso decolleté, Lehman-Madoff ha insistito perché Luisito Joao lo mettesse, a mo’ di taschino, nella tasca posteriore dei pantaloni, per poi tentare di sfilarglielo dopo soli cinque minuti.
Il vecchio Ghino non è stato a guardare. Il giorno dopo è arrivato in ufficio a piedi nudi: pantaloni tirati sulla gamba stile-marinaio-di-Procida, piedi e calli bianchi, unghie incarnite. E così si è presentato pure il giorno successivo, e poi ancora e ancora fino a che abbiamo dovuto trasportarlo d’urgenza al Fate Meglio Fratelli per le cure del caso.
É’ stato in quel preciso momento che la storia del calzino azzurro-verde, da insulsa zuffa tra due colleghi rivali, è diventato un vero caso giornalistico che ha tenuto il Paese intero con il fiato sospeso per molte settimane. Con grande felicità del dottor Libero, la querelle è stata naturalmente combattuta prevalentemente tra le pagine del nostro quotidiano, a colpi di articoli che rimarranno nella storia.
Ha cominciato il dottor Ghino che, dal suo letto di dolore, ha firmato e pubblicato l’indovinatissimo:
IL BUCO NEL CALZINO – Un j’accuse senza precedenti contro i “tarli” del giornalismo e dei giornalisti italiani, inclusa la “deplorevole” abitudine di indossare calzini spaiati per mero narcisismo…
Tra gli altri interventi voglio ricordare anche:
A PIEDI NUDI firmato da Il Buono che, ravviserebbe, in tale modus deambulativo, un ghiribizzo comportamentale, procurato, a suo scrivere, da “un’impronta snob di fondo – stile nobile decaduto, e-chi-ha-orecchi-per-intendere-intenda – che pur-tuttavia riesce ad agitare, come un improbabile ed indesiderato Sturm und Drang d’accatto, i fondali fondamentalmente democratici del Mare-Nostrum-quotidiano…”.
Ed infine, l’indimenticabile:
RISE AND FALL OF THE SOCK REPUBLIC di Ghino di Punta – un grandioso affresco della storia della calza, dai Romani alle botteghe medievali, dalla polvere nera di Eleuthère Irènèe DuPont de Nemours alle modernissime Calzedonio-le calze di nuovo conio.
Caro diario, è la continua e fortunata vicinanza di questi grandi "mostri" che deprime e ad un tempo esalta le mie speranze di diventare, un giorno, una professionista della carta stampata, et non, in-tutto-e-per-tutto- uguale-a-loro….
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