Friday, October 23, 2009

A LEZIONE DI GIORNALISMO: LE MARCHETTE 14.10.2009

Caro diario,
basta lamentele! Del resto, sono perfettamente cosciente della fortuna che mi è capitata! Non è da tutti fare il praticantato con i colleghi de
"La voce del padrone"! Sono orgogliosa di lavorare per una simile testata: indipendente, progressista, avveniristica quasi.

Ma anche attenta alla formazione!
Ieri, per esempio, sono stata a lezione di marchette politiche - oggi, di marchette letterarie. Affascinante!

La lezione di ieri l'ha tenuta Gigino Tor Quemada, il caporedattore. Ci teneva particolarmente e così il direttore, il dottor Libero Arbitrio, ha voluto accontentarlo. Debbo dire che Gigino se l'è cavata egregiamente. Mi ha colpito soprattutto la passione che ci metteva. Per noi giornalisti la passione è tutto!

Ora come ora mi sento come se la marchetta politica non conservi più segreti per me!
Comprendo però - Gigino lo ha spiegato bene - che una simile approccio mentale sarebbe il primo passo verso la rovina professionale.
Non esiste personaggio politico che sia un clone perfetto di un altro!
Capire questo significa avere capito tanto! Al lavoro, come nella vita!


Vero è invece che ogni marchetta di questo tipo deve essere organizzata con cura! Mesi prima possibilmente! Così come è vero che nessun giornalista, non importa quanto quotato, può muovere da solo ad intervistare il potentato di turno.
"Occorre essere almeno in tre per fare bella figura!" ha sentenziato Gigino dall'alto della sua lunga esperienza professionale, costellata di governi di destra, di centro, di destra, di centro, di destra di centro, con l'occasionale toccata a sinistra.

"In altre parole, occorre una /trup/! Nessuno politico degno di questo nome si accontenterebbe di qualcosa di meno da parte di una testata "di grido" come la nostra! L'onta subìta sarebbe incancellabile!".

Su questo particolare punto, il caporedattore ha mostrato una intransigenza esagerata anche durante tutto il tempo del test pratico, laddove ha costretto Massimo Delrisultato ad impersonare l'Inviato-Speciale-Desk-Politico, Adno Klonos a travestirsi da fotografo esotico-di-grido e la sottoscritta a fingermi assistente-fotografo-esotico-di-grido con delega al-lampo-di-magnesio. Nella triste realtà, costretta a caricarsi sulle spalle il supporto del bulbo di vetro contenente il suddetto minerale, più o meno alla maniera dei vecchi pionieri della fotografia.

- Mah... oggigiorno non è più necessario...- ho azzardato tossendo e scatarrando dopo l'ennesima, fastidiosa, esplosione di fumo e di polvere di ossido nell'atmosfera. Gigino non ha voluto sentir ragioni: occorreva fare numero!

Tutt'altro approccio è invece richiesto per la marchetta letteraria! La nostra lezione l'ha tenuta il giovane Verter, un intellettuale di Bari-vecchia, molto quotato negli ambienti culturali che contano. Fa parte della redazione de "La Voce del Padrone" da 11 mesi, ma noi lo incontriamo di rado.

Le poche volte che sta in ufficio, si chiude nello stesso e passa ore e ore a fissare un punto indefinito sul ritratto gigante di Che Guevara. Batte sporadicamente sulla tastiera - di tanto in tanto sospira malinconico ed il respiro è così faticoso da pesare quasi sui nostri cuori - oltre l'ostacolo posto dalle pareti e dalle porte sigillate.

Verter indossa sempre la stessa camicia sdrucita, jeans strappati e si è fatto crescere una barba davvero troppo lunga e incolta per i suoi 25 anni.
Eppure, nel suo mestiere ci sa fare! Non c'è premio Nobel che non si farebbe intervistare da lui! Che sia in gamba lo ha dimostrato anche a lezione.

Da Verter ho dunque appreso che, mentre la marchetta politica si fa a livello di gruppo e di testata, quella letteraria abbisogna di una intesa più privata, come solo il rapporto fra due anime-belle sa essere. Come non bastasse, il genio-letterario va incontrato in luogo adatto alle necessità del suo spirito!
Questi luoghi sono di solito facilmente idendificabili per gli iniziati. In ogni città o regione. Per esempio, a Parigi quel luogo è Montmartre, a Barcellona Las Ramblas, in Italia Capalbio, in Sardegna è Sassu Scrittu... la miniera (?).

Non per lavorarci, naturalmente (‘n sia mai!), ma perché é luogo della memoria, terreno di gioioso incontro-di-due-vite "particolari". Mentre "la vite", il vitigno, in forma di prelibato mosto rossastro, saporito, diventa, presto, gradito condimento della inevitabile serata-strana... dove le parole sono rare, si affollano i ricordi, bastano le emozioni.

Sensazioni inebrianti, impresse nell'eterno e che non mancano di accompagnare il critico-letterario anche durante il mesto ritorno tra le pareti-prigione della sua lussuosa suite al quinto piano dell'Hotel Cala di Volpe... tristo alloggio subìto per contratto!

Voglio ripetermi: affascinante! E che c… ehm fortuna... noi futuri giornalisti professionisti!

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