Caro diario,
la lezione di /scup/ l’hanno tenuta i nostri due cronisti d’assalto Massimo Delrisultato con Minimo Sforzo. Non sono i miei colleghi preferiti, ma non posso negare che sappiano il fatto loro.
Pur essendo così diversi, lavorano da una vita insieme e sono una coppia di segugi molto affiatata. Minimo è davvero un bel ragazzo: moro, alto, curato, di buona famiglia. Ma fondamentalmente antipatico, pieno di sé. Per converso, Massimo è basso, grassoccio, occhialuto, disordinato. Incredibilmente però, anche lui conserva quel tratto scortese e la boria del collega.
L’essersi presentati in classe agghindati come Sandokan e Yanez, con camicia color kaki e pantaloni alla zuava non ha contribuito a renderli più attraenti. Ancora meno ha potuto il loro rumoroso saluto all’entrata: It’s when the goings get tough that the tough get going!!
Nonostante le premesse, la lezione si è rivelata subito molto interessante. Il pezzo forte è stato senz’altro il racconto delle loro stesse avventure. Come, per esempio, la rievocazione, dettagliata, dell’episodio che, la scorsa estate, ha portato quei due professionisti de LA VOCE DEL PADRONE alla ribalta delle cronache giornalistiche internazionali: ovvero, lo /scup/ del cactus a Villa Certosa, in Sardegna!!
“Che il giardino botanico di Villa Certosa fosse “luogo simbolico” per eccellenza” ha esordito un ispirato Minimo Sforzo sulle orme di Robert Langdon “era cosa nota. Sapevamo del suo essere “ortus conclusus”, della sua pianta quadrata sul modello del Tempio di Salomone. Soprattutto, eravamo certi che rappresentasse il ventre della donna, l’eterno femminino….”.
“Ciò che non sapevamo” intervenne Massimo Delrisultato, inserendosi perfettamente nella pausa dell’amico “era che c’era dell’altro….”.
“Lo sospettavamo però!” lo riprese d’immediato il collega. “Del resto, anche la simbologia religiosa non è un’opinione: da che mondo e mondo non c’è Yin senza Yang!”.
“Sì, pelò da qui a figulale un tal fallo massonico…” intervenne un insolitamente sagace Adno Klonos.
“Vero!” s’intromise Edy Toria di ritorno da una settimana di malattia. “Adno ha ragione! Qualcuno deve avervi messo sulla buona strada: chi vi ha detto del Saguaro? Non sono Sophie Neveu, ma non mi sfiora neppure il pensiero di un simile madornale “errore di impostazione” del costruttore…. “L’errore” DEVE essere stato voluto! Quindi qualcuno ne era a conoscenza. E qualcuno vi ha fatto la soffiata!”.
Come al solito Edy aveva visto lungo. Il punto era proprio quello! La presenza del saguaro, o cactus candelabro-gigante, al centro dell’orto botanico della villa, con tutto quel che comportava a livello di significazione totemica, non poteva essere un caso! Detto terra-terra, era come aprire l’harem delle favorite alla prima carovana di passaggio: non poteva essere!
Naturalmente, ricordavo benissimo le molte congetture fatte sui tabloid nei mesi precedenti. Inclusa la tesi esposta, a “Scorta a Scorta”, da un accademico di grido, il quale vedeva in un possibile arrivo di una pattuglia di Templari Rinnegati in Sardegna, la concausa dello “sfregio” simbolico portato a compimento nel giardino della villa.
Devo dire che l’ipotesi, per quanto affascinante, non mi aveva mai convinto interamente. Concordavo invece che un motivo “storico”, doveva esserci stato. Ma, anche se così fosse stato, chi lo aveva svelato ai non-illuminati? Chi aveva fatto notare la presenza del cactus nella villa? Ma, più precisamente, chi aveva voluto portare alla ribalta giornalistica la sua storia? E a che pro?
Su questo punto i colleghi furono inflessibili: mai e poi mai avrebbero tradito le fonti! Che tempra! Tanto di capello… come dar loro torto? Fortunatamente, ci vennero però incontro raccontando, da par loro, gli eroici sforzi fatti per avvicinarsi alla blindatissima costruzione, i tentativi - andati a vuoto - di fotografarla da un curragh irlandese di passaggio, l’ispirato travestimento da porceddu-allo-spiedo e pane carasau pensato per ingannare l’astutissimo guardiano… fino a quell’ultimo, fatidico, momento in cui riuscirono finalmente a coglierlo in… fallo.
Il resto era /scup/. /Scup/ del cactus.
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