Saturday, November 21, 2009

A LEZIONE DI GIORNALISMO: I COMPLOTTI 21.11.2009

Caro diario,
data l’importanza dell’argomento trattato, il direttore ha deciso che per la lezione di COMPLOTTI si sarebbe rivolto ad un provider esterno.

Il nostro professore, Mr Rascal McCool, è stato selezionato dalla nota agenzia giornalistica Tricky & Sneaky Ltd. L’agenzia ha sede a Londra ma il dottor McCool è nativo delle Highlands. Da buon scozzese si è presentato con addosso il kilt del clan e non mancava di cornamusa. Nel suo italiano stentato si è poi dato da fare per “rompere il ghiaccio”. Particolarmente interessante è stato il racconto delle eroiche gesta del mitico capo-clan Nasty McCool, baluardo degli indipendentisti gaelici quando, nel lontano 1707, l’Atto di Unione diventava evento inesorabile.

Dopo avere trincato sette pinte di Mac Andrews Scotch Ale in compagnia di Heraldo Massmedia (che generalmente preferisce la vernaccia) e di Faina, una delle nostre vecchie volpi più astemie, Mr Rascal si è infine accomodato in cattedra pronto ad entrare nel vivo dell’argomento. Spingendo il faccione largo in avanti e sollevando le dita in aria come in segno di vittoria, ha sentenziato: “Dua! Ci sono dua tipa di complots ke ogni buona giornalisti deve sapere creare and orkanizzare, dear friends. E questa due tipa sono: il political complot and l’intellectual one!”.

“Il political complot è senz’altro il più praticato! Hic!” ha chiarificato in maniera ferma. “Of course, bisogna essere attenta a non confonder il complot organizzato da un altro politician ai danni di un collega. The complot di cui dobbiamo parlare today, in questa sede, è solamente quello ke /ai/ chiamo “formato-tabloid”. Da uno dei posti in prima fila il dottor Libero ha annuito convinto ed ha esortato i nostri cronisti d’assalto, Massimo Delrisultato e Minimo Sforzo, a prestare maggiore attenzione.

Mr McCool si è quindi lanciato in una affascinante rievocazione dei più grandi complotti politico-giornalistici del passato: dalla mai chiarita partita giocata da Gero Glifico, il mitico caporedattore de Il papiro della sera, nel tragico scandalo cafonal egiziano che portò all’apparente suicidio di Cleopatra (fu davvero lui a portarle l’aspide come sosteneva il suo collega Tutan Kazzon della Dinastia XIX?), fino all’attivo (ma c’è chi sospetta anche passivo) ruolo giocato dai giornalisti del tabloid in antico persiano Ecce Homo, nel mettere a nudo i vizietti privati del conquistatore-gigolò Alessandro il Grande.

“Dear friends, hic!” ha ammonito subito dopo il nostro professore “ricordatevi ke per noi giornalista ke si rispetti, il poter orkanizzare un sano political complot è un diritto! Most(o) of all, non dimenticate mai i foundamentals traits necessari per saper imbastire un complot degno di questo nome. Un complot a memoria futura. Ovvero:

Capacità nel creare titoli sibillini e fuorvianti
• Bravura nello scegliere fotografie con espressioni truci
• Coraggio nell’avanzare ricostruzioni dubbie degli eventi
• Faccia tosta nel richiedere il supporto di esperti di parte
• Determinazione a non desistere


Did you understand, hic?”

Che grinta! E, nonostante la sbronza, manco un errore mentre elencava quei tratti salienti che differenziavano il vero collega-complottista dal dilettante. La classe è letteralmente scoppiata in un fragoroso applauso, mentre Heraldo correva incontro al professore con altri quattro galloni di birra e due bottiglie di vernaccia.


“Dua, hic!”
ha ripreso dieci minuti più tardi Mr McCool sollevando ancora una volta le dita in segno di vittoria “Dua sono invece le possibilità per il bravo kollega che vuole ordire un intellectual complot. Ovvero, può scegliere se fare di un /ful/ un artista, o viceversa ridurre un artista ad un /ful/”. La brillante premessa è stata quindi seguita da una erudita disquisizione sul rapporto arte-giornalismo. Disquisizione che, in più di una occasione, ha portato il giovane Verter Lovecchio, il nostro critico, a versare fiumi di lacrime.

L’estasi e la gioia intellettuale hanno infine raggiunto l’apice quando Mr McCool ha cominciato a cantare “Volare” e, abbracciato ad un alticcio ma sempre presente Heraldo, nonché ad un irriconoscibile Faina, dopo solo tre tentativi è riuscito ad infilare la porta e ad uscire tra gli applausi dell’intera redazione.

Che giornata per noi de LA VOCE DEL PADRONE! Di sicuro, verrà un tempo in cui, anche un'anonima futura giornalista senza speranze come me, potrà dir sospirando, IO C’ERA!

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